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Qualche grammo di gravità, la Metralli a Sanremo

Giovedì sera, 20 febbraio 2014, siamo stati a Sanremo. Il blog di musica popolare ha fatto tappa non al Teatro Ariston ma a Casa Sanremo, area ospitalità del Festival. In scena una giovane band modenese La Metralli. La band, per l’occasione, ha presentato alcuni dei nuovi brani contenuti nell’ultimo album “Qualche grammo di gravità”. La loro performance è stata trasmessa in diretta su Radio Italia. Oggi il primo piano è tutto per loro.

La Metralli cover

La Metralli è una band che nasce da due incontri. In primo piano la musica. A Modena, il primo incontro tra Meike Clarelli e Matteo Colombini. Successivamente la contrabbassista Serena Fasulo e la chitarrista Marcella Menozzi si aggiungono al duo e diventano così La Metralli.

Insieme percorrono una strada musicale precisa. Per loro parliamo di musica d’autore.

Gli incontri si trasferiscono sul piano musicale. Le sonorità della musica popolare attraversano tutto il mediterraneo, incontrando diversi suoni spesso in lotta tra loro. Il conflitto cresce tra sonorità acustiche ed elettriche, jazz e sperimentali. L’ibridazione di suoni, gusti e stili differenti inducono il pubblico ad un viaggio tra i territori.

Una musica fatta di più musiche. Una ricerca verso la musica antica e futura, melanconica e ironic, folk ed elettrica, popolare e sperimentale.

La loro ultima fatica discografica prende il nome di Qualche gramma di gravità, un lavoro ricco di strade nuove. Quindici canzoni. Ogni canzone utilizza una diversa modalità di incisione. Un suono naturale e vivo attraverso voci e chitarre. Troviamo salti geografici, ispirazioni e sonorità diverse. Un grande viaggio tra suoni mediterranei “In tre passi” e atmosfere sudamericane “La sciancata” e “Cesarina l'incendiaria”. L’itinerario prosegue tra malinconiche ballate con “Sognando senza denti” e stili pop con “36 Gradi” e “Cantico dei viaggiatori”. Perla del lavoro targato La Metralli è “Meridies”. Sette minuti di psichedelia folk e vocalizzi filtrati da un tubo lungo venticinque metri.  Sperimentazione pura. Chiude l'opera, “dedicata a tutti coloro che hanno cercato e stanno cercando qualche grammo della loro gravità, senza preoccuparsi del vento e di quanto a volte possa far male trovare il proprio peso”, la breve, muta orazione di “Ponente”.



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