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Musica PopoIare ltaIiana

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Tradizioni e culture musicali ebraiche

Piena di fascino e anni, contrasti e identità, testi e contesti,  è la storia delle musiche ebraiche. I riferimenti sono diversi, ma il cuore è uno.

Oggi il nostro primo piano si sofferma sul rapporto tra Ebraismo e Italia a suon di note. La vicenda è ricca di zone piene d’ombra e di oscurità, è oggetto di studio da parte di cultori, intellettuali, appassionati, e ancora più intricata è il rapporto tra la musica ebraica e l’Italia, tra due territori, tra due culture che si mescolano di continuo attraverso un comune sentire fatto di storia.

In Italia hanno vissuto insieme per molto tempo quattro tradizioni liturgiche ebraiche (minhagim), tutte diverse tra loro. A queste ne vanno aggiunte di nuove sviluppatesi in territori specifici d’Italia. Di per sé anche il numero di tradizioni è sinonimo di dibattito pubblico all’interno delle comunità ebraiche. Ogni comunità ebraica di sicuro ha in sé un numero vario di tradizioni e canti. Diversi sono i testi, i canti recitati, diverse sono le cadenze, i dialetti, le pronunce che contraddistinguono ogni territorio e ogni comunità. Questo è un fenomeno tipico, diffuso in lungo e in largo in tutta Italia e nel mondo. La musica tra i ghetti.

E’ talmente importante il rapporto con la storia, che bisogna essere corretti e veri.

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Molte di queste differenze testuali e musicali sono andate perdute con la Shoah, e possono essere ascoltate oggi solo grazie a registrazioni messe insieme e conservate attraverso gli archivi. Il lavoro di raccolta più importante e conosciuto, in cui trovare le diverse tradizioni musicali liturgiche ebraiche, si deve a Leo Levi e alla RAI (inizi anni 50).

Una antologia delle registrazioni di Leo Levi è conservata presso gli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma.

 Il rapporto tra testo e musica va studiato in una duplice modalità: insieme e distinto. I testi della liturgia ebraica sono quasi tutti tramandati per iscritto, nei libri di preghiera (manoscritti o a stampa), la musica delle tradizioni sinagogali è affidata quasi esclusivamente alla tradizione orale. Musiche che nel corso degli anni sono cambiate. Nella liturgia, antiche melodie per la lettura dei testi sacri sono accostate a canti popolari, arie d’opera, e a melodie che poco avrebbero a che fare con l’universalità della “musica sacra”.

Diversi sono gli studiosi italiani che nel corso dei secoli hanno approfondito tutte le sfaccettature della musica della tradizione ebraica, meglio delle musiche delle tradizioni ebraiche.

La musica sefardita, in cui l’origine è tutta spagnola, nonostante conservi tratti arabi, turchi, andalusi, balcanici.  La caratteristica unificante è l’uso del judezmo, una varietà linguistica dello spagnolo. Fondamentale è il ruolo delle donne, il canto femminile e l’uso del tamburello. Gli strumenti musicali sono quelli delle tradizioni locali.

La musica yiddish contiene elementi del folklore tedesco, polacco, ungherese, rumeno. Caratterizzata da antiche formule di canto e preghiera ebraiche, una base tonale che mescola modulazioni su tradizioni diverse tipiche di territori diversi: modi antichi ebraici, modi medievali europei, modi arabi

La musica Klezmer, una musica fatta da piccole bande, dedicata soprattutto alle danze e alle feste, ma anche ai rituali. Piccole orchestre composte da piano, ottoni, legni, violino, qualche percussione o batteria. I ritmi viaggiano di terra in terra dai tradizionali valzer, polche e marce, ad altri più particolari, come freilachs e niggunim.

Si tratta di veri spaccati di un mondo multiculturale, nel quale le categorie estetiche da una parte e la nozione di una cultura alta contrapposta a una cultura bassa dall’altra, rappresentano non valori ma chiavi interpretative relative.

La tradizione, la passione e l’evoluzione della musica popolare ebraica è legata a doppio mandata con la storia d’Italia e del mondo. Tappe decisive segnano la storia e la musica, per non dimenticare!



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