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Sulle tracce della zampogna. Dialogo con Erasmo Treglia

Si suonava durante il lavoro nei campi, in occasioni delle grandi transumanze al seguito del gregge. Al suo suono si ballano saltarelli e tarantelle. Si accompagnano serenate e canti. Si suonava e soprattutto si suona anche oggi durante le festività o nei momenti conviviali e negli spettacoli di giovani musicisti che la stanno riportando in giro per teatri e festival.

Erasmo Treglia

 

Iniziamo un viaggio sulle tracce della zampogna attraversando tutta l’Italia e lo facciamo incontrando Erasmo Treglia, etnomusicologo, musicista, ricercatore e coautore del programma televisivo di RAI EDUCATIONALL’Italia che risuona”.

 

 

Terminato da qualche giorno a Maranola il Festival di musica e cultura tradizionale, l’attenzione e la ricerca sulla zampogna, sembra in continua crescita.

Per molti anni la zampogna sembrava destinata solo alle ricerche degli etnomusicologi poiché considerata uno strumento in via di estinzione. Venti anni fa c’erano solo anziani musicisti e pochissimi liutai. Oggi invece a far rinascere l’attenzione e l’uso della zampogna sono soprattutto i ragazzi. Musicisti molto bravi e versatili, e parallelamente nuovi strumenti di pregevole fattura e molto più affidabili tecnicamente rispetto a decenni fa, permettono di impiegare questo strumento in ogni contesto musicale, al pari degli altri. Stessa dignità, stesso spessore all’interno delle orchestre.

La zampogna è quindi uno strumento che vive una inaspettata e rinascita dimostrandosi versatile e quindi adatto anche alla contemporaneità.

In tutto ciò una sua parte l’ha svolta anche la manifestazione La Zampogna di Maranola. Fin dalla prima edizione questo Festival si conferma occasione d’incontro tra liutai, artigiani, musicisti, cultori, persone comuni legate dalla passione per la zampogna e la musica popolare. Occasione, attraverso laboratori, seminari, concerti ma anche chiacchierate, per fare il punto su questo mondo in rapida crescita ed evoluzione. Basti solo pensare che in questa XXI edizione hanno partecipato 21 laboratori di liuteria tradizionale con  nuovi modelli di strumento e nuove “scoperte” migliorative dello strumento.

 

Quali sono le origini di questo strumento? Sfatiamo o confermiamo un luogo comune legato alla territorialità dello strumento. La zampogna è una sonorità tipica del basso Lazio, dell’Abruzzo, del Molise o è una sonorità diffusa in tutta Italia?

La zampogna è uno strumento della famiglia delle Cornamuse con una diffusione che va dall’India al Portogallo, per essere schematici. Diversi sono i modelli e tutti differenti tra loro. Nell’Italia centro meridionale prende il nome generico di zampogna, con tante varianti dialettali locali.  Col termine “abruzzesi” in realtà venivano etichettati geograficamente un gran numero di zampognari che in realtà arrivavano a Roma per le novene o altro, da un’area molto più ampia comprendente la Ciociaria, il Molise, la Sabina, l’Alto Casertano, il Molise. Aree queste di grandissima tradizione.

 

zampognari

Nell’immaginario collettivo il suono della zampogna evoca il Natale e la festa. E’ questo uno strumento legato ad un periodo dell’anno specifico, a festività natalizie oppure ha un arco temporale molto più ampio?

Questo strumento veniva utilizzato per i riti, per il tempo libero e per il lavoro. Scandiva il tempo ordinario, la vita contadina, pastorale.  Sanciva l’unione e la gioia tra le persone. Negli ultimi duecento anni, per ragione letterarie e storiche, la zampogna è stata associata e legata soprattutto al Natale, periodo in cui se ne è fatto il maggior utilizzo. In realtà negli ultimi anni l’arco temporale è diventato molto più ampio e, come dicevamo, teatri e festival ospitano zampogne e zampognari durante tutto l’anno. Ma il Natale resta indubbiamente un momento fondamentale nella pratica di questo strumento.

 

Lei è uno degli studiosi più conosciuti in Italia per quanto riguarda la musica popolare e gli strumenti della musica popolare. Il suo lavoro, il suo studio negli anni ha portato a dei risultati importanti, come l’Archivio Aurunco. Ce ne parli.

Varie sono le attività del nostro gruppo di lavoro ma, tornando allo specifico della zampogna, abbiamo cercato, insieme a tanti altri, di dare dignità ad uno strumento e a musicisti che hanno fatto la storia di questo Paese. Basti fare un esempio Le stampe d’epoca, legate al Grand Tour di molti pittori stranieri (tedeschi, olandesi, inglesi…), ritraggono costantemente un’immagine simbolo dell’Italia: una rovina romana, un bordo antico, un tratto di Via Appia e…..uno zampognaro.

L’Archivio Aurunco, nato come centro di promozione della tradizione aurunca, ha sempre cercato di valorizzare i musicisti e i contesti in cui vive la musica. Negli anni ha allargato il suo raggio d’azione diventando un riferimento per tutti quelli che si occupano di cultura popolare, danza, musica e molto altro ancora.

 

Lei è coautore del programma televisivo targato RAI, l’Italia che risuona. All’interno del programma che ruolo ha la zampogna e i relativi territori?

Raccontare l’Italia di giovani musicisti di musica popolare, ha significato ovviamente parlare anche di giovani zampognari e ciaramellari. Un paio di puntate li hanno al centro del racconto e della documentazione visiva. E più di tanti altri esempi del genere, sono la dimostrazione concreta di un’Italia che finalmente risuona.

 

 



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