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Terre dei suoni, Scapoli

Dopo Maranola e Acquafondata continuiamo il nostro viaggio tra le terre dei suoni. E’ la volta di un piccolo borgo. L’origine del nome risiede nel termine latino scopulus, rupe o nel termine scopulae, spalle o declivio del monte. Il borgo entrò a far parte della Terra di Lavoro. Dal 1861 al 1969 nel territorio di Campobasso, mentre dal 1970 in provincia di Isernia. 785 il numero di abitanti.

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Questa settimana facciamo scalo a Scapoli.

 

Dal "Chronicon Vulturnense" (983), testo storiografico di riferimento, si intuisce che il sito dell’odierna Scapoli fosse coperto da una ricca vegetazione.

Solo a partire dalla metà del IX secolo nacque l'insediamento del Castrum Scappili, attraverso una colonizzazione delle terre che appartenevano all'antica abbazia di San Vincenzo al Volturno.

Nel Chronicon si legge che l'abate Giovanni "homines conduxit et habitare fecit in Castro Scappili".

Nel 1382 tra i vari "castra" venduti a Camillo Pandone, per restaurare il monastero di San Vincenzo al Volturno, figura anche quello di Scapoli.

Data di assoluto riferimento per l’intero paese è la primavera del 1944, data un cui venne costituito il Corpo Italiano di Liberazione che operò nella zona di Monte Marrone e segnò l'avvio della Resistenza, ponendo le basi per la rinascita dell'Esercito Italiano.

Centro strategicamente importante, situato sulla "linea Gustav", durante l'ultimo conflitto mondiale si trovò al centro degli opposti schieramenti, subendo feroci rappresaglie razzie e barbarie da parte delle truppe tedesche e marocchine che provocarono vittime civili e la devastazione del patrimonio edilizio ed agricolo. La popolazione seppe reagire con dignità agli orrori della guerra, dando un ammirevole esempio di ancor patrio e di spirito di libertà”.

Con questa motivazione, Scapoli fu insignita dell’onorificenza attraverso la medaglia d’argento al merito civile.

Cosa rappresenta oggi Scapoli? Il borgo è un luogo di dialogo, un ponte, un oasi in cui la zampogna, strumento in via d’estinzione, viene portata in primo piano agli occhi di molti appassionati, cultori, musicisti, artigiani attraverso un Festival Internazionale.

Dal 1975 la manifestazione, nata come Mostra Mercato, è un punto di riferimento per la storia, la tradizione e la vita dell’intero Paese. Dal 1990 venne integrata con un  Festival, teso ad allargare la storia, la prospettiva e la partecipazione del pubblico. Di anno in anno il Festival diventa il cuore della città, una città che è occasione di incontro.  I soggetti interessati? Cultori, appassionati, musicisti e artigiani provenienti da tutte le parti del mondo.

Scapoli, negli anni, riesce a far emergere il valore e la forza di un mondo troppo spesso dimenticato. Zampogna e zampognari, due elementi imprescindibili che hanno segnato e segnano tuttora la storia del nostro Paese. Tra innovazione e tradizione diventa il fulcro, il cuore della musica popolare attraverso nuove tecniche artigianali di costruzione e attraverso nuove sonorità, nuovi timbri. Una ricerca continua tra il passato, il presente e il futuro. Espressioni e armonie, contesti e testi musicali presenti nella creatività di un luogo specifico: il borgo, punto di riferimento per conoscere, amare e conservare. Il valore di un’identità, di un’opportunità, Scapoli “patria delle zampogne”.

E' uno dei pochi paesi in Italia dove, insieme alla presenza di abili e valenti suonatori, sopravvive l'antica tradizione della fabbrica delle zampogne. Artigiani che, tramandandosi le tecniche di costruzione, tengono in vita uno strumento di origine antichissima.

Da ricordare Palazzo Mancini, sede di un museo unico nel suo genere.

Dall’alto il paese viene dominato dal Museo della zampogna, segno di arte e cultura. Zampogne, da tutto il mondo, suddivise su tre piani insieme a strumenti a fiato di altissima fattura, a rappresentazioni iconografiche, a suoni che ricordano e testimoniano la bellezza di questo strumento, segno di speranza per molti territori.



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