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Il piffero, strumento cardine delle “quattro province”

Il piffero è un aerofono ad ancia doppia a cameratura conica, della famiglia degli oboi. Deriva dall'antica ciaramella medievale della famiglia delle bombarde, progenitrici dell'oboe moderno. E' un piccolo flauto traverso con sei o otto buchi per le dita.

Il piffero è lo strumento principe per le musiche delle Quattro province, l'area culturalmente omogenea formata dalle valli montane delle province di Pavia, Alessandria, Genova e Piacenza.

Strumento tipicamente italiano e propriamente usato da pastori o da sonatori girovaghi. È assomigliante a un piccolo flauto a becco con sei aperture e senza chiavi: ha un timbro assomigliante a quello dell'oboe e accentuatamente nasale.

Lo strumento è costituito da tre parti: il musotto, l'ancia di questo strumento, realizzata in canna, è collocata in una "piruette" (bocchino chiamato musotto), particolarità, unica in Italia, che ha in comune con gli oboe orientali e antichi; è la parte più delicata dello strumento, per cui deve essere sostituita spesso, e alcuni suonatori imparano a costruirsela da soli. Questa struttura permette di eseguire il fraseggio tipico detto "masticato" del repertorio 4 province. La canna conica che ha 8 fori (l'ottavo foro posteriore si usa col pollice mano sinistra). L'ancia è fissata con cera d'api, che serve anche a chiudere alcuni fori non utilizzati.Un padiglione svasato chiamato "campana" dove riposa, durante l'esecuzione, una penna di coda di gallo, che serve per pulire l'ancia. Completano lo strumento le vere, anelli di rinforzo e abbellimento in ottone. Lo strumento, conservato dal suonatore in un astuccio pure di legno, viene portato con una cinghia come una borsa.

Anticamente veniva accompagnato dalla cornamusa appenninica detta müsa e ai nostri giorni più frequentemente dalla fisarmonica. La coppia piffero e fisarmonica accompagna ancora oggi tutte le danze di questa zona. Il repertorio musicale è corposo, antico, trasmesso attraverso i secoli comprende oltre le melodie da ballo, brani che scandivano i momenti della vita contadina. Non è infrequente incontrare ancora nelle città italiane i pifferai che, scesi dalle montagne e dai loro paesi, danno sonando per le vie. Anticamente erano chiamati "pifferi" i sonatori di strumenti a fiato che erano al servizio dei comuni e delle signorie (pifferi di palazzo).

Flauto è un termine generico per degli strumenti musicali a fiato come il flauto traverso, il piffero, lo zufolo, la fistula, l’ottavino ed il flauto dolce. Questi erano originariamente tutti fatti di legno e certamente ne esistono numerosi altri tipi da altre culture fatti in maniera tradizionale, in bamboo o altri materiali locali

Il piffero è un oboe popolare, simile ad altri strumenti ad ancia doppia diffusi in varie parti del Mediterraneo e alla bombarda bretone. È realizzato generalmente in legno chiaro oppure nero di ebano; altri possibili materiali sono il susino, il sorbo e il pero.

Si suole far risalire l'origine degli aerofoni conici ad ancia doppia all'invenzione dell'oboe islamico, collocabile attorno l'VIII secolo; se pure conosciamo precedenti manifestazioni di questa struttura, anche nell'Italia romana, possiamo accettare la collocazione nella Persia medievale del punto di partenza per lo sviluppo dell'oboe giunto sino a noi con radicali e molteplici trasformazioni che ne hanno tuttavia lasciata intatta la morfologia di base.

A partire da questo prototipo iniziale, gli oboi europei hanno sviluppato caratteristiche via via diverse, dividendosi in due gruppi tipologici: da una parte, la bombarda rinascimentale con ancia dura di canna essiccata, pirouette fissa e infossata, assenza di foro posteriore; d'altra parte, gli strumenti tra cui si inserisce il piffero delle Quattro Province, con ancia dura, pirouette non infossata e foro posteriore "alto". In realtà molti degli oboi popolari europei sono strutturati secondo diverse caratteristiche intermedie, soprattutto per quanto riguarda l'assenza del foro posteriore; inoltre esistono importanti casi di strumenti privi di pirouette.

La più antica raffigurazione di un oboe nell'Europa medievale, in un manoscritto di Isidoro di Siviglia del X secolo. Si può dunque concludere con l'ipotesi dell'appartenenza del piffero ad un gruppo di strumenti "arcaici" che si sono modernizzati nella forma senza perdere le loro caratteristiche originarie, nati in Europa nel Medioevo e vissuti a fianco, ma in disparte, rispetto ai legni ad ancia organizzati in famiglie nel Rinascimento e largamente usati nella musica cerimoniale e militare.

Esiste un'interessante serie di fonti iconografiche che dimostrano l'uso popolare di bombarde e di pifferi, anche solisti, nell'Italia settentrionale, tra Liguria e Lombardia in particolare, a partire dal XVII secolo; altrettanto significativo è l'accoppiamento che ricorre nell'iconografia e in fonti letterarie tra pifferi e zampogne. È ragionevole pensare che questo accoppiamento sia il frutto dell'influenza esercitata dalle bande di fiati di uso militare e di origine islamica, importate in Europa a seguito delle Crociate e adattate nel Rinascimento in complessi strumentali, fondamentali per la comprensione del rapporto tra musica colta e popolare. Esse infatti passano facilmente dall'uso in contesti ufficiali ad occasioni festive, anche private, per accompagnare balli e cortei nuziali, ed erano composte da semiprofessionisti del ceto popolare.

https://youtu.be/m3HAgsayH38



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