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Musica PopoIare ltaIiana

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La musica e le barberie

“Ove odi un suon puoi sostare …il malvagio non ebbe mai canzona”, chiesi perché canzona? …..perchè la canzona è una sola mi risposero.

Parte oggi il mio diario di bordo con gli amici di musica popolare italiana. Insieme faremo un viaggio affrontando temi, canzoni attraverso appunti e spunti presi qua e là. Iniziamo con l’affrontare uno degli argomenti che ho incontrato nella mia vita.

Su musica popolare italiana il blog di Mimmo EpifaniNegli anni i barbieri hanno affascinato me per il loro mestiere, i loro movimenti, la loro cura e per lo spazio fisico abitato e vivo. Mi son sempre domandato perché poi i barbieri suonavano un certo tipo di strumenti. I barbieri erano portati a fare un’arte, diciamo così molto “leggera”. Erano dei veri artigiani, gli artigiani del paese e per questo venivano rispettati. Da noi li chiamavano gli artieri, però erano qualcosa di più raffinato di uno che faceva il muratore, che pure era un artiere. Loro erano molto esili, un po’ così, in qualche maniera amanti del bello, molto curati rispetto agli altri. Dovevano essere così, dovevano curare la loro figura. Il barbiere stesso, se lo vedevi che era trascurato non ci andavi, e poi nella barberia stessa se si suonava un certo tipo di musica, quelli andavano per sentirla. Quello che andava pensava “se quello suona così …come suona così fa la barba …”, come fa la barba uno mangia ….loro dicevano sempre “uno così mangia così vive”.

Del contadino si è sempre detto che era rozzo, che era cattivo perchè si inselvatichiva, però quando entrava in barberia la domenica era ripulito, improfumato. Seguivamo tutti i giorni e i tempi dell’anno, anche con il cambio dei vestiti. Da noi raramente si usa ancora dire “la giacca della domenica …la camicia della domenica”. Adesso non c’è più questa tradizione, è una rarità. Ma allora era così!

Prima la barberia era il centro del paese. Erano nel centro del paese, svolgevano un ruolo unico, fondamentale da un punto di vista musicale e sociale. Nelle barberie suonavano in genere le persone che conoscevano bene lo strumento o amici del barbiere che in qualche maniera andavano a fare le serenate insieme o li chiamavano per fare qualche evento. In genere erano sempre altri artigiani: calzolai, sarti e barbieri. Questi erano i tre che suonavano gli strumenti a corda e ad arco. C’era il violino, il mandolino, la chitarra ovviamente, ma anche le percussioni. Loro dicevano che erano strumenti terapeutici perché li chiamavano a suonare le tarantate, Suonando queste musiche anche ipnotiche qualche volta guarivano.

Quello della musica nelle barberie era un fenomeno diffuso in tutta la Puglia, nel Meridione. Dal Nord al Sud so di barbieri che suonavano in Toscana. Noi, da piccoli, siamo sempre rimasti a San Vito.

Una volta vidi arrivare a San Vito degli zampognari. San Vito era un paese di mare e gli zampognari non li avevo mai visti. Questi due zampognari andavano girando a suonare nei bar, nelle cantine e quando arrivavano lì, la gente diceva “suonateci una pizzica pizzica”. Gli zampognari dicevano “ma che è sta pizzica pizzica”. Allora venivano nella barberia del Maestro Costantino e chiedevano “ci spiegate che è sta pizzica pizzica?”. Noi gli spiegammo che era una cosa nostra e allora loro cominciarono a suonare una specie di pizzica che però chiamavano in modo differente. Venivano dalla Lucania. La barberia diventava per noi e per loro un luogo di scambio culturale.

Per noi la barberia è stata una filosofia di vita. Il fatto stesso che noi quando suonavamo lì il pubblico era solo maschile perché loro dicevano “quando devi imparare a suonare devi buttare il sangue …possono scappare bestemmie, possono uscire cose brutte …non ci poteva stare tutto il pubblico”. Per noi la barberia era una scuola di vita.

Quando accordo uno strumento lo faccio ad orecchio, per me è una cosa naturale. Prendo uno strumento e lo accordo. Qualche tempo fa uno è rimasto colpito “ma come fai a accordare a orecchio? hai un orecchio assoluto? come fai a sapere il la? devi aver studiato tanto?” …….non ho studiato proprio niente, a me viene naturale perché ho imparato in barberia. La mia scuola! lì non c’erano strumenti, accordatori. A volte c’era un fischietto, ma non un vero strumento e tu ti dovevi ricordare il suono e i suoni. Oggi ci sono tanti strumenti, anche sul telefonino. Mi chiedevano continuamente “ma tu ti ricordi il suono del la?”. Rispondevo con fermezza “no io mi ricordo il suono del mandolino, il suono della mia barberia”. Queste sono cose importanti…

Mimmo Epifani



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