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Un nome, una canzone – Dedica a Deborah

Un nome, una canzone - Dedica a Deborah

 

 

Deriva dall'ebraico דְבוֹרָה (Deborah), adattato in greco come Δεββωρα (Debbora) e in latino come Debbora; il significato del nome è "ape", lo stesso di Melissa.

Si tratta di un nome biblico, portato, nell'Antico Testamento, da Debora, profetessa e unica donna a far parte dei giudici d'Israele, oltre che dalla balia di Rebecca.

Il nome è stato a lungo comune fra gli ebrei, e venne usato per la prima volta in inglese dai Puritani, dopo la Riforma protestante. Si è affermato in Italia inizialmente nel primo dopoguerra, grazie alla popolarità di varie attrici così chiamate, in particolare Deborah Kerr, e delle protagoniste di varie successive telenovele, e poi di nuovo a partire dal 1968, per il successo della canzone di Fausto Leali Deborah; è attestato principalmente nel Nord, specie in Toscana ed Emilia-Romagna.

Fausto Leali con Deborah parla di una ragazza che ha perso, che non gli vuol più bene e a cui chiede di perdonarlo.

Deborah è un brano musicale composto da Vito Pallavicini (testo) e Paolo Conte con Pino Massara (musica), classificatosi al 4º posto al Festival di Sanremo 1968 nell'interpretazione in abbinamento di Fausto Leali e Wilson Pickett.

Reduce dal grande successo di A chi partecipa al Festival di Sanremo 1968 interpretando Deborah. Il 45 giri, distribuito in seguito alla manifestazione, venderà 600 000 copie. La canzone viene anche replicata da un artista di fama internazionale, Wilson Pickett. Questo duetto segnerà l'inizio di una profonda amicizia tra Leali e Pickett, che farà anche da padrino alla sua primogenita Deborah, chiamata proprio come la protagonista della canzone omonima.

Mina riprende la canzone e canta Deborah, in una sua versione al femminile. La canzone venne poi inserita nell'lp "Mina alla Bussola dal vivo" , nell'lp "Canzonissima 68" tutti pubblicati nel 1968 , in "Mina Sanremo" del 1998 e nel CD "Del mio meglio 10" in "Ascoltami, Guardami".



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