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Musica popolare italiana e sviluppo locale: il territorio dei Monti Lepini

In questo post parleremo di musica popolare nell’ottica dello sviluppo locale.

La musica popolare appartiene al mondo della cultura popolare che, a sua volta, rappresenta l’humus diffuso pienamente all’interno di tutti i territori italiani, sia quelli più importanti – come, ad esempio, le grandi città aree urbane – sia quelli minori rappresentati, per esempio, da piccoli paesi ed aree periferiche. Ognuno di essi ha una sua storia, una sua tradizione, una sua cultura popolare.

Questa cultura popolare ha trovato caratterizzazioni diverse, oltre che per i territori, anche per le attività in essi svolte ed è qui, sotto questi punti di vista, che si apre una domanda interessante per le politiche di sviluppo locale: esse oggi sono basate su una ricerca di quelle che sono state le vocazioni più autentiche del territorio. Se alcuni territori conservano tradizioni secolari vuol dire che esse hanno resistito nel tempo attraverso combinazioni di scelte, comportamenti ed attività tali che hanno permesso, nonostante mille difficoltà, di agevolarne la ‘resistenza’ per tanti secoli. Quali possono essere queste difficoltà? Tutte quelle che caratterizzano la storia d’Italia: carestie, pestilenze, povertà economica e via dicendo. Una comunità, se ha resistito, ha portato avanti usi, costumi e credenze che hanno permesso che accadesse anche questo. Oggi chi opera nello sviluppo locale è interessato a tutte queste tradizioni.

Il primo grande incontro tra musica e tradizione sta nelle ‘liturgie’. Per esempio, il territorio dei Monti Lepini, composto da 15 comuni distribuiti intorno a questa piccola catena montuosa degli Appennini, ha una storia plurisecolare: ci sono comunità che hanno un loro bagaglio ricchissimo di tradizioni, conoscenze e sentimenti che risalgono a tempi antichi.
Abbiamo pensato di esplorare questo mondo attraverso uno studio basato su tre diversi tempi dell’anno: il tempo della Pasqua, il tempo del Natale e il tempo dell’Estate. Questi tre momenti dell’anno sono particolarmente ricchi e vitali nella storia antica di queste comunità: esse hanno ripetuto per secoli tradizioni legate al loro rapporto col territorio, con la natura, con le condizioni complessive che le circondavano. Per la Pasqua, per esempio, abbiamo le tradizione della celebrazione delle Liturgie Pasquali che sono fortissimamente legate a quelle che erano le condizioni economiche del territorio: per questo motivo, la Pasqua che si festeggiava sui Monti Lepini era molto diversa da quella – ad esempio – di Roma o Firenze. A fare la differenza sono state le disponibilità economiche del territorio stesso, in termini di prodotti agricoli e di alimenti che, a loro volta, erano strettamente legati alle capacità produttive del territorio. La stessa rappresentazione delle Liturgie era legata al territorio e, nel fare questa ricerca, Giovanna Marini ha scoperto – per esempio – un canto della Passione praticato da un gruppo di contadini all’interno del piccolo borgo di Giulianello di Cori: le Donne di Giulianello conservano ancora oggi la tradizione del canto della Passione, fortissimamente legato alla tradizione e al dialetto locale.

Nel mondo attuale, caratterizzato da una globalizzazione imperante, noi possiamo oggi avviare delle attività di valorizzazione delle antiche tradizioni poiché dalla globalizzazione scaturisce un’altissima domanda di conoscenza. Queste tradizioni rappresentano una conoscenza praticata per secoli e, ancora oggi, hanno la potenzialità di fornire dei riferimenti concreti e solidi per scelte riguardanti il futuro: la musica popolare è ancora oggi una matrice di contenuti talmente solidi e importanti che, se riconsiderati e rivalutati, possono rivelare indicazioni strategiche e fondamentali per costruire il futuro.

Dott. Fabrizio Di Sauro
Direttore della Compagnia dei Lepini



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