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Duoende: piano e organetto per il primo album

Duoende: piano e organetto per il primo album

 

 

La commistione fra musica colta e musica popolare ha radici solide e antiche: basti pensare, solo per fare qualche nome, a Luciano Berio con ‘Folk songs’ o a Bela Bartok con le tante composizioni originate da melodie della tradizione ungherese, romena e slava. Più raro, invece, vedere  associati un pianoforte, con la sua rigorosa struttura musicale classica, e un organetto, con i suoi trascinanti ritmi folk. L’idea di mettere insieme strumenti e sonorità così distanti è venuta a Giulia Grassi, pianista da sempre dedicatasi allo studio e all’interpretazione della musica classica, e Francesco Berrafato, organettista indirizzato verso la musica popolare e tradizionale. Insieme hanno creato un duo che trova il punto di incontro nel modo condiviso di sentire la musica.

Duoende’ nasce nel 2016 e vanta diverse esibizioni non solo in Italia ma anche nel Regno Unito e in Norvegia. E proprio in Norvegia - a Kristiansand, all’interno degli studi messi a disposizione dall’Università di Agder - il duo ha inciso il primo lavoro discografico che raccoglie l’esperienza messa a frutto in questi tre anni, basata su un repertorio originale e sulla reinterpretazione di brani classici e tradizionali.

Con questo disco, i Duoende hanno l’ambizione di realizzare un dialogo tra diversi generi musicali e fondere la struttura della musica classica con la circolarità e la libertà tipiche di quella tradizionale. L’originalità della musica di Duoende fa sì che improvvisazione e sperimentazione su strumenti e voce abbiano un ruolo fondamentale non solo nel processo creativo ma anche nelle performance dal vivo.

Tutti elementi che si ritrovano puntualmente in questo primo disco, dal titolo "Rosa&Dmitri", che prende spunto dal brano “Cu ti lu dissi”, in cui la musica della cantautrice siciliana, Rosa Balistreri, si mescola al valzer tratto dalla Suite per Orchestra Jazz n.2 di Dmitri Shostakovich. Basterebbe questo per comprendere la singolare sonorità espressa da Duoende e il meticoloso lavoro di ricerca che c’è dietro ogni pezzo. Ma quel che più attrae e stupisce è la relazione che si crea fra i due musicisti, uniti da un legame artistico e sentimentale insieme. Una interazione che esplode nelle performance dal vivo ma si ritrova praticamente intatta anche nelle registrazioni in studio.

All’attacco di ogni brano si assiste a una fase di studio in cui Giulia e Francesco esprimono la loro musica prestando attenzione e ‘rispettando’ l’altro, ma senza entrare in relazione profonda. Un po’ come se piano e organetto suonassero ognuno per conto proprio, ognuno tenendo conto delle proprie sonorità, dei propri timbri, dei differenti riferimenti musicali. Poi, piano piano, quella sorta di velo si rompe e si realizza finalmente una piena sintonia, una fusione reale e profonda dei due strumenti e dei due modi di rappresentare la musica.

 I Duoende riescono così a creare una sonorità davvero originale in cui non si distingue più il pianoforte dall’organetto, non si capisce più se sia il primo a sostenere la struttura classica e il secondo quella popolare o viceversa. Uno scambio di ruoli, a volte persino vorticoso, che non cerca armonie perfette ma insegue ‘assonanze’ di colori e forme.

 Spiega Francesco Berrafato: “All’inizio ci ha spinti la curiosità di accostare strumenti tanto diversi ma ben presto abbiamo capito di avere un linguaggio musicale comune e abbiamo provato a sperimentare”. Prosegue Giulia Grassi: “La sintesi la troviamo nel rispetto e nella comprensione del ruolo dell’altro, negli arrangiamenti e nell’alternanza della guida musicale”.







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