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I Canti di Auschwitz – La forza della musica squarcia il buio dell’orrore

La forza della musica riesce a squarciare anche il buio dell’orrore.

E’ questo il messaggio del concerto “Tutto ciò che mi resta”, organizzato dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI), tenutosi ieri all’Auditorium Parco della Musica di Roma e trasmesso in diretta da Rai5.

Come ha detto Renzo Gattegna, Presidente dell’UCEI, “il concerto rappresenta simbolicamente la vittoria dell’arte, della bellezza, della sensibilità, della vita sull’indifferenza, sull’odio, sulla barbarie e sulla morte”

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Non c’era davvero modo più significativo di ricordare il 70° anniversario della liberazione di Auschwitz, quel mezzogiorno del 27 gennaio del 1945, quando i soldati sovietici dell’Armata Rossa entrarono nel campo di concentramento e sterminio di Auschwitz svelando al mondo l'orrore delle persecuzioni naziste

Quel giorno finì ufficialmente il più grande omicidio di massa della storia avvenuto in un unico luogo.

La musica rappresenta da sempre un filo conduttore delle iniziative che si tengono, anche quest’anno, in occasione della Giornata della Memoria.

Ma questa iniziativa è stata davvero particolare ed eccezionale.

Perché ad essere eseguite sono state musiche i cui “spartiti sono stati creati da compositori coscienti di vivere i loro ultimi giorni, disperati sull’orlo di un abisso che li stava per inghiottire eppure consapevoli di essere, nonostante tutto, privilegiati rispetto ad altri compagni di prigionia in quanto dotati di un’arma che, pur essendo più potente di quella di cui si servivano i loro carnefici, non sarebbe bastata a salvargli la vita, ma avrebbe reso perenne il loro ricordo”.

Nonostante la disumana condizione di vita nei lager e la implacabile sorveglianza delle guardie, la produzione musicale nei campi di concentramento fu copiosa: la musica era infatti l’unica virtuale via di fuga dall’abbrutimento del quotidiano, ed è un miracolo che parte di quel repertorio sia sopravvissuto: una raccolta fatta di opere scritte su sacchi di juta, ritagli di stoffa, carta igienica, e su qualsiasi altro supporto di fortuna.

Furono ritrovati nelle infermerie e nelle baracche dei campi e riportati alla luce grazie ai trafugamenti di guardie complici e alle trascrizioni dei prigionieri politici, oppure ricostruiti attraverso le memorie dei sopravvissuti. La musica è tutto ciò che ai deportati restava, e spesso tutto ciò che ci resta di loro.

F.LotoroIl merito di questo concerto va senz’altro a Francesco Lotoro, pianista e docente di pianoforte presso il Conservatorio U. Giordano di Foggia, che da trent’anni si è dedicato a questo straordinario lavoro di ricerca, recupero e ricostruzione delle musiche prodotte nei campi di concentramento.

Con sua moglie Grazia Tiritiello ha fondato l’Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria che raccoglie le opere musicali scritte nei Campi di concentramento d’Europa, Africa settentrionale e coloniale, Asia, Oceania, U.S.A. e Canada dal 1933 al 1945.

È autore dell'Enciclopedia discografica in 24 CD–volumi KZ Musik contenente 407 opere scritte nei Lager delle quali è interprete del repertorio pianistico e direttore d’orchestra con la sua Orchestra Musica Concentrationaria.

La musica, scritta nei lager ed eseguita nel concerto dell’Auditorium, ha abbracciato tutti i generi: classica, sinfonica, jazz, klezmer, cabaret.

Numerosi gli artisti di fama internazionale che si sono esibiti.

Tra gli altri Francesca Dego, violinista classica italiana giovanissima ma già nota in tutto il mondo; Myriam Fuks, una delle massime cantanti yiddish; Roby Lakatos, grande violinista di origine gitana; il Coro Ha-Kol, uno dei più significativi esponenti della musica della tradizione ebraica; Il PMCE-Parco della Musica Contemporanea Ensemble diretto da Tonino  Battista;  i solisti e  il Coro delle voci bianche dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia; Marian Serban, virtuoso di cymbalon; Marian Balog, voce tzigana; Angelo De Leonardis, baritono e il cantore Paolo Candido.

Ha portato la sua testimonianza nel concerto anche Andrea Satta, leader del gruppo musicale “Têtes de bois” e figlio di un deportato a Auschwitz, salvatosi fortunosamente.

Le storie delle musiche sono state narrate da Marco Baliani, artista noto per l’impegno nel teatro civile.

Le immagini sono state appositamente create per il concerto dal Maestro Mimmo Paladino.

Davvero eccezionale la presenza di Ute Lemper, straordinaria artista di fama mondiale.

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Ute Lemper, tra gli altri brani, ha eseguito “Der Tango fun Oschwietschim”, insieme con il PMCE-Parco della Musica Contemporanea Ensemble. In un’intervista a Rai News la Lemper sottolinea la tragica follia di questa musica “……..Il tango di Auschwitz ha un testo grottesco. Il tango è una musica da ballo, ma il testo racconta dei colpi e delle torture inflitte dalle guardie………...” .

Insieme però ricorda la forza straordinaria della musica “…….in una situazione di disperazione, di confronto con la morte c’è ancora musica ………..è lo stesso principio del gospel; anche nei campi di cotone gli schiavi venivano picchiati, ma cantavano …………è un segno di sopravvivenza …..anche nei campi di concentramento era così, la gente si diceva “vivo ancora” e finchè sono in vita posso fare ancora della musica”



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