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A Lucilla Galeazzi il Premio Città di Loano per la Musica Tradizionale Italiana

A Lucilla Galeazzi il Premio Città di Loano per la Musica Tradizionale Italiana

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“Donna, voja e fronna…” di UmbriaEnsemble & Lucilla Galeazzi vince il Premio Nazionale Città di Loano per la Musica Tradizionale Italiana, il più prestigioso riconoscimento per la musica di tradizione in Italia, assegnato ogni anno alla migliore produzione musicale di ambito folk da una giuria composta da oltre cinquanta giornalisti specializzati e studiosi. Vince il Premio Giovani, assegnato dalla giuria al miglior album di un musicista (o un gruppo) under 35, “Blusanza” di Setak, alias Nicola Pomponi.

La 16a edizione del Premio prevista in origine dal 20 al 24 luglio prossimi purtroppo non si terrà. “Troppo complesso progettare un evento di questo tipo nella situazione attuale: speriamo di poter recuperare più avanti nel 2020, in un momento migliore. Per la stessa ragione – continuano gli organizzatori – abbiamo sospeso l’assegnazione dei Premi alla carriera e alla Realtà culturale, in attesa del momento in cui potremo consegnarli di persona, e festeggiare nel giusto modo”.

“Donna, voja e fronna…” di UmbriaEnsemble & Lucilla Galeazzi è un progetto di Piero G. Arcangeli pubblicato alla fine dell’anno da Squilibri. Un lavoro di grande equilibrio e raffinatezza, che vede l’ensemble di musica da camera umbro formato da Claudia Giottoli (flauto e ottavino) Luca Ranieri (viola), Maria Cecilia Berioli (violoncello) e Leonora Baldelli (pianoforte) insieme alla grande voce di Lucilla Galeazzi, dagli anni Settanta interprete profonda e originale delle musiche di tradizioni italiane (e della sua Umbria, in particolare). Un album nato da un’idea dell’etnomusicologo e compositore Piero G. Arcangeli che nel 1968 aveva dedicato la sua tesi di laurea ai canti popolari umbri raccolti nel 1956 da Diego Carpitella e Tullio Seppilli, una ricerca fondamentale per la “riscoperta” della musica popolare italiana. Quelle stesse melodie, trascritte ed elaborate da Arcangeli, sono ora al centro di questo disco, ripensate per strumenti “classici” ma senza nulla del romanticismo folklorico del secolo scorso, e con la figura della donna al centro, come ““memoria storica” dei repertori musicali popolari nella civiltà contadina umbra”, come afferma lo stesso Arcangeli.

Al secondo posto, con lo stesso numero di preferenze, si classificano invece “Giovanna Marini canta Matteo Salvatore” di Giovanna Marini (Nota) e “Trallalero levantìn” di Orchestra Bailam e Canterini Genovesi (Felmay).







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