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Addio al fondatore degli ‘E Zezi di Pomigliano, Pasquale Terracciano

Addio al fondatore degli 'E Zezi di Pomigliano, Pasquale Terracciano

Il covid si è portato via anche Pasquale Terracciano, uno dei fondatori del gruppo E’ Zezi di Pomigliano d’Arco, mitico gruppo operaio

Fin dagli anni ’70, come tutti i giovani della Pomigliano dell’Alfasud, era cresciuto nel Gruppo Operaio É Zezi; quello primigenio, quello tirato su a lotte spontaneiste e sproporzionati progetti intellettuali, a canti e ricerche in cantine e masserie, assuefatto agli andirivieni da collettivi studenteschi, ai protagonisti di passaggio come viaggiatori del rapido 905 Milano/Napoli o come distributori di volantini a un corteo di studenti o di operai delle fabbriche. E “la Terra d’é Zezi” fu la memorabile invenzione di quella generazione e Pasquale ne fu l’ineguagliato Pullecenèlla, e quello resterà. Non la maschera dei teatri cittadini, non il bulimico napoletano dello straordinario Antonio Petito, ma l’altro, avo e antico prozio, quello cafone e popolano: «Signure mieie, mente che vaco adderèto a don Nicola, m’appùzo e caco… e quanto fiéti!»; l’infingardo e sboccato malopiéllo campano, atellano o acerrano, «…e d’Acerra só’ venuto, cu stu mio turcetùro, pe dà divertimiénto a tutte sti belli signure!»; il Pazziariéllo nostro, banditore girovago e riconoscibile: «Attenzió’, battaglió’…se n’è jiùto ó Pissetto!» ma senza divertirci. Stavolta.

Pasquale si è lasciato dietro Pomigliano, casale atipico dove si cresceva a magliate di batterie, bacchette, spazzole, bongos, tamburi e tammorre, e rullate di alcuni virtuosi che trapanavano i timpani senza i clangori del traffico prossimo futuro, oppure sfilando intere giornate dietro ai carri di Castiello ancora coi calzoni corti e le bocche spalancate, facce inzeppolute, occhi da luveri, fisici imperticati, braccia e cosce di acciughe, mani per tamburi, dita per chitarre, imprestate e mai restituite - non per avidità ma per passione-, obbedendo all’etica di chi mai conobbe il superfluo, secondando invece per attitudine non consapevole i precetti del professore Aristotele: “Lasciate fare a chi ha talento”.







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