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Alfio Antico: Trema la Terra è il nuovo disco del pastore siciliano

Alfio Antico: Trema la Terra è il nuovo disco del pastore siciliano

 

Il 13 marzo arriva il nuovo disco del pastore siciliano, "Trema la Terra". Una storia di musica popolare.

Alfio Antico . Il fu pastore siciliano, convertitosi all’unica e vera fede del tamburello (anzi Tamburo come lui stesso lo chiama, con la lettera maiuscola) il 13 marzo torna con un nuovo album, Trema la terra, forte, possente, nerboruto

La canzone parla principalmente di rapporti umani, è un vecchio detto pastorale siciliano “meglio pane e cipolla a casa tua che pesce e carne a casa d’altri”. Io sto con gli umili, con gli ultimi, con le persone sincere. Come sapete vengo da quel mondo, dalla terra, dal mondo pastorale.  Spesso le persone semplici e umili sono schiacciate dalla vigliaccheria di chi si sente più “in alto” di loro. Non vuole essere un inno di ribellione e neanche una caricatura. Forse è un mio personale sfogo, sono quello che sono grazie a quel mondo, ancora lo sento mio. Certo utilizzo il Tamburo, uno strumento ancestrale, fatto di pelle e legno, lo costruisco e lo intaglio io, con le mie mani, è un’anima anziana che viene da lontano.

Trema la Terra è un brano chiave all’interno dell’album. In fase di registrazione non avevo ancora in testa il titolo del disco e nemmeno la scaletta. Con il tempo ci siamo accorti di quanto questo brano fosse rappresentativo sia del suono, ma anche del tema portanteTrema la Terra non è altro che un ricordo che ho fisso in testa: mi ricordo le montagne, i trattori che le muovevano, i polveroni, le tempeste. Quindi per me questa terra tremava ed io vidi un trattore che sballava (smuoveva, scassava) la montagna e questa è la prima strofa che apre il disco. Tornai in quella zona dopo circa 40 anni e vidi una vallata, quindi mi ricordai questa cosa, questo trattore che stava sballando la montagna che ora, praticamente, non c’è più, ne manca metà. Insomma ci ho preso, l’uomo in quel momento stava distruggendo un terreno.

I pascoli mi mancano, perché non è solo un ricordo: io ero e sono ancora quella cosa lì, io sono un pastore, lo sarò per sempre. L’uomo che sono diventato lo devo a quel mondo, a quelle sfumature. Penso ancora da pastore. Ricordo con piacere il MI AMI: sono salito sul palco con le corna da caprone, il bastone, i Tamburi e le campane, venne un applauso a scena aperta. Abbiamo fatto un bel live e ho notato nelle persone curiosità, stupore ed emozione, è stata una bellissima esperienza sia per me che per il pubblico. 

Già ad otto anni suonicchiavo il tamburo, ancora male, cercavo di scoprirlo. Vedevo mia nonna materna suonarlo, una donna molto importante nella mia vita, e me ne sono innamorato; lei mi cantava delle filastrocche per darmi sorriso. Il Tamburo poi ho iniziato a costruirlo e suonarlo nelle notti tra i monti, mi aiutava a scacciare le paure e i fantasmi della notte, per questo gli ho dedicato la mia vita. Il primo lo costruii circa a 14 anni, nel 1970 circa, se ci pensi sono 50 anni di Tamburo.







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