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Il saltarello, ballo tipico delle Marche

Il saltarello, ballo tipico delle Marche

 

 

 

Il saltarello è un ballo tipico delle regioni dell'Italia centrale, in modo particolare del Lazio, delle Marche, dell'Umbria, dell'Abruzzo ed in parte del Molise (in queste due ultime regioni il ballo viene detto al femminile saltarella).

Si presenta prevalentemente come danza di coppia.

In realtà non si tratta di un unico modello di danza, ma il saltarello va inteso - al pari di altre grandi famiglie di danza tradizionale italiana come la tarantella, il trescone, la manfrina, la furlana- una grande famiglia etnocoreutica che si esprime con numerose varianti locali. Ma ancor prima del folk-revival, sin dagli anni '30 del XX secolo numerosi gruppi folkloristici hanno inventato nuove forme coreografate e spettacolari che portano il nome di "saltarello", talvolta molto distanti da balli tradizionali.

Nella tradizione popolare il saltarello presenta tratti comuni con la pizzica pugliese e la tarantella napoletana, tutte appartenenti alla tradizione delle danze di corteggiamento.

Il tratto peculiare del saltarello marchigiano, di cui ci occupiamo nel dettaglio, è la sua formula "cantata" che vede gli esecutori nel doppio ruolo di ballerini e cantori: accompagnati dal suono di organetto e tamburello, infatti, uomini e donne si esibiscono, oltre che in passi di danza, in simpatici canti "botta e risposta" che ruotano intorno al tema del corteggiamento.

La fonte della tradizione ancestrale marchigiana è la Montagna delle Fate, il monte Sibilla: il ballo e lo strumento archetipico delle Marche nacquero lì. Sui Monti Sibillini le origini storiche del saltarello si intrecciano con le leggendarie Fate della Sibilla, investendo questa danza di significati simbolici ben più profondi. Si narra, infatti, che furono proprio le Fate ad insegnare agli uomini il saltarello. Esse potevano ballarlo solo tra di loro: se un essere umano avesse danzato con una di queste creature sarebbe stato risucchiato per sempre nel Regno della Sibilla. Il saltarello oggi viene ballato prevalentemente in coppia mista, ma in passato veniva eseguito anche in gruppi di sole donne.

Anche gli strumenti musicali che accompagnano la danza sono riconducibili simbolicamente ai due sessi: il tamburello, strumento la cui origine leggendaria viene attribuita proprio alle fate, era infatti tradizionalmente suonato dalle donne in casa, mentre l'organetto, simbolo dell'ingegno dell'uomo, era uno strumento tipicamente maschile. Con l'organetto si compie il passaggio del saltarello dal mondo delle Fate al mondo degli uomini, perdendo parte della sua sacralità.

tamborganet

Anche nella leggenda ritroviamo questo momento di passaggio: si racconta infatti che durante una festa dei ragazzi provarono ad alzare le gonne delle fate scoprendone le zampe caprine. Con questo gesto fu come se volessero trasformare la dimensione sublime e divina dell'erotismo, in un impulso animalesco e incontrollato. E allora le Fate fuggirono, lasciando gli uomini alla loro "bestialità".

Il tipo di saltarello marchigiano si divide in quattro parti principali, ma nel ballarlo possono essere eseguite diverse varianti e non vi è uno schema classico, un ordine ben preciso da rispettare poiché i ballerini variano le loro movenze e le figure secondo la loro ispirazione improvvisa.

Tra le figure principali troviamo:

  1. “lu spuntapè”: l’uomo va a prendere la donna a passi rullati, la conduce fino al centro, qui i ballerini accordano i loro passi e le loro movenze, battendo alternativamente il piede destro e quello sinistro, ora divaricando, ora chiudendo le gambe, facendo col corpo mezza piroetta. Il ballerino picchia fortemente e velocemente i piedi in terra e corteggia, girandole intorno, la ballerina, che, sempre sul posto, danza sulla punta dei piedi e gira su se stessa.
  2. “lu filò”: il ritmo musicale cambia, diviene più intenso. La donna, compiaciuta, ora si sottrae, ora si avvicina all’uomo; c’è quasi una tensione amorosa, cadenzata dal ritmo me dalla velocità del passo
  3. “la scarpetta”: dopo una breve ripresa dello spuntapè, non dappertutto, la scarpetta ha inizio con un’impennata del ritmo che torna ad essere sostenutissimo; i due ballerini, battendo fortemente il piede sinistro dall’alto in basso e rullando il destro da dietro in avanti, raggiungendo un accordo perfetto.
  4. “lu jiru”: corsa veloce e ritmica a piccoli passi dei ballerini, che girano intorno


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