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Cibo, fisarmonica e vì…ballate anconetane nell’ultimo album dei Folkantina

Cibo, fisarmonica e vì...ballate anconetane nell'ultimo album dei Folkantina

E' uscito "Sebbene", il primo album scritto, arrangiato e prodotto dalla band anconetana dei Folkantina: un viaggio in dieci brani tra folk-rock e ballate che parte dalle Marche reinterpretando la tradizione musicale popolare, passa dai Balcani ed arriva in Sudamerica, con l'originalità e l’estro che contraddistinguono i musicisti della band.

«Si tratta di un disco dai molti colori, a cui abbiamo lavorato nel corso di diversi anni per raccontare quello che ci piace e ci appassiona, partendo da ciò che abbiamo attorno a noi» racconta Filippo Ripanti, il cantante del gruppo. «Il disco inizia con “La canzone del vì”, dedicata a vini e cibi della nostra terra ed allo stare insieme, e con “Paolo”, che narra la leggenda della nascita a Castelfidardo della fisarmonica: una storia di musica e di lavoro artigiano, di ingegno e di passione. Nell’album parliamo anche di noi: in “Sebbene”, brano che non a caso dà il titolo anche all’album, raccontiamo con ironia la difficoltà di prendere decisioni; “Storia di un re” è dedicata al diritto di autodeterminarsi senza pietismi, mentre in “Mi ha detto tua madre” cantiamo con leggerezza di come le nostre passioni si scontrano con le pressioni sociali. Non mancano anche brani tutti da ballare, giocosi come “Insert coin” o dal ritmo esplosivo come “Io sono io”». Il disco è disponibile su tutte le piattaforme digitali (https://push.fm/fl/2frlmp7n) ed in alcuni negozi selezionati di Ancona e dintorni.

L'album inizia con "Ouverture", introduzione delicata e sognante che anticipa il tema musicale de "La canzone del vì", brano scanzonato e giocoso cantato in dialetto anconetano e che riprende sonorità popolari. Si tratta di un tributo ai vini ed ai cibi della terra
marchigiana, con un invito a godere di ciò che abbiamo intorno, allo stare insieme. Segue "Paolo", una ballata che mette in musica l’incontro, sospeso tra storia e leggenda, tra Paolo Soprani, figlio di una famiglia di contadini, ed un pellegrino e musicista austriaco,
nel 1863 nelle campagne sotto Castelfidardo (AN). Da lì nacque il primo laboratorio per la produzione di organetti, che poi diede avvio all’industria italiana della fisarmonica. È il personale tributo del gruppo a questo meraviglioso strumento ed al lavoro artigiano che sta
alla base della sua costruzione. Il brano è stato inserito nella colonna sonora di "Come niente", film del 2021 di Davide Como.
"Storia di un re" è un brano scritto per tutti noi, una dedica al diritto ed al dovere di poter scegliere e decidere della nostra vita, a seconda delle nostre attitudini, passioni e diversità. Il brano che dà il titolo all'album, "Sebbene", rappresenta l'inno e lo spirito guida del gruppo: «Sebbene dopo ore di conversazione, abbiamo fatto solo confusione per capire ciò che ci racconta con autoironia la difficoltà cronica di prendere anche le più piccole decisioni che da sempre caratterizza la band. L’indecisione musicata in Sebbene è anche
però l’invito ad essere più pronti ad ascoltare tutte le opinioni, a porci domande, ad avere dubbi. Contaminata da melodie e ritmi balcanici, "Un giro di rakija" è ispirata a due viaggi a Sarajevo ed in Bosnia-Erzegovina. La canzone racconta per immagini quelle terre, dove inscindibili coesistono un'anima gioiosa e festante con una malinconica. Il viaggio prosegue esplorando sonorità sudamericane con "Mi ha detto tua madre", una canzone che, scattando un'istantanea del difficile rapporto di un musicista con la famiglia
della sua compagna, parla con ironia di come richieste e pressioni sociali si scontrano con i nostri desideri e le nostre aspirazioni.
Intermezzo strumentale dell'album, "Insert coin" è un tuffo nell'era dei videogiochi degli anni ‘80-’90. Questo medley è un divertissement che gioca con le musiche di Super Mario, Puzzle Bobble e Tetris reinterpretandole in chiave folk. Al brano ha contribuito l’ukulele di
Michele Storti. Il gran finale, dal ritmo esplosivo, è affidato a "Io sono io", titolo e leitmotiv che riprende il celebre motto del Marchese del Grillo. Il prepotente che si racconta in questo testo, però, non ha il disincanto, l'ironia e l'umanità che contraddistingue il personaggio di Sordi. Un "marchese" moderno, dunque, imbruttito da un egocentrismo che diventa incontenibile e grottesco, e che viene rovesciato, infine, da sé stesso. Il disco si chiude con "Ho detto a tua madre", un reprise di "Mi ha detto tua madre" in cui il protagonista, con un anelito di libertà, cerca di trovare un equilibrio nella propria vita tra amore e musica.







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