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Cipria e Caffè, il nuovo disco di Peppe Barra

Cipria e Caffè, il nuovo disco di Peppe Barra

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Il nuovo disco di Peppe Barra è Cipria e Caffè, un doppio album che attraversa le due articolazioni principali della sua arte, della sua storia artistica che inizia da bambino.

Un disco dai due volti, quello accademico e drammaturgico e quello della curiosa follia musicale.

Questo duplice percorso, questa sua incredibile capacità di confrontarsi e fare i conti con passato e presente armato delle stessa autorevolezza e creatività, è il cuore pulsante di “Cipria e Caffè”, un disco dal doppio volto: la “Cipria” è un tributo personale ma anche universale al Teatro, luogo nel quale Peppe è nato, cresciuto e si è evoluto come artista, una progressione che si è svolta attraverso canzoni che in molti casi provengono dal barocco, età spesso presente nei suoi spettacoli. La voce e l’istrionica interpretazione di Barra le rendono moderne nello spirito. E dall’altro lato il “Caffè”, quella vena di sana follia che contraddistingue da sempre l’attività dell’artista, curioso e determinato nel rileggere in modo provocatorio e “acido” alcune fra le canzoni tradizionali più note.

E Cipria e Caffé è un disco in cui Barra ha voluto anche due collaborazioni. Due donne. «C’è Tosca che è una mia amica e che ammiro tanto per il suo modo di stare nel mondo della musica». E poi c’è la Niña del Sud, una delle nuove voci che stanno animando la scena musicale napoletana, quella scena che ha i suoi protagonisti nei Nu Genea e in Liberato e che non manca di catturare l’attenzione di Peppe Barra: «Nel mio viaggio discografico mi piaceva imbattermi nei giovani. Devo dirlo: senza la nostra Nuova Compagnia di Canto Popolare credo che le loro carriere sarebbero state molto diverse. Ma va chiesto a loro se c’è stata una reale influenza...». E A Città d’e Sante, la canzone in cui è ospite la Niña del Sud è un viaggio musicale che sembra realmente tenere insieme 50 anni di musica napoletana, nel suo mettere insieme Medio Oriente e pura tradizione partenopea. Quella tradizione che Peppe Barra custodisce sin dall’inizio della sua carriera.

Inizi che sono rievocati sin dai primi secondi del nuovo disco. Procidana è un filo che lega l’infanzia di Barra al suo lavoro con Roberto De Simone nella NCCP. Si è avvolti dalle voci e quasi dalla luce dei luoghi della sua infanzia. «È una canzone che io cantavo da bambino in chiesa. L’avevo già trattata nella mia carriera, la ripropongo oggi con un nuovo arrangiamento».

Del resto passato e presente hanno sempre intrecciato i propri rami nell’opera dell’artista napoletano. Il cui lavoro — e la cui importanza — vengono descritte bene da Renato Zero che a proposito di Cipria e Caffè ha scritto: «Peppe è la sveglia. Il richiamo. Lo stimolo. L’altra verità. Diretto. Schietto. Verace. Un proiettile che va diritto al cuore ma non uccide: guarisce».







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