Gabriella Ferri, che il 18 settembre avrebbe compiuto 80 anni, è stata e sarà per sempre la voce regina di Roma, una cantante intrinsecamente legata alla storia dei rioni e di quelle borgate della capitale che dopo la guerra accolsero gli immigrati giunti da altre regioni d’Italia a cercarvi lavoro e fortuna, pronti a mischiarsi e a confondere tanti dialetti diversi, diventati essi stessi musica in tante canzoni di Gabriella Ferri. Non solo, dunque, una splendida testimone della musica tradizionale romana, perché Gabriella Ferri ha saputo interpretare davvero nel corso di tutta la sua carriera l’anima della cultura popolare di Roma, città da sempre aperta e accogliente.

Nata il 18 settembre e cresciuta nel rione di Testaccio, figlia del popolo e di un papà venditore ambulante di dolci, grande appassionato di canzoni romane, la piccola Gabriella apprese il dialetto nelle sue radici più autentiche e lo mise subito in pratica nelle canzoni folk che cominciò a cantare con Luisa De Sanctis, figlia del regista di Riso Amaro, Giuseppe De Sanctis, con la quale si esibisce nel duo Luisa e Gabriella.

Il maggior apprezzamento per loro, ironicamente, arriva a Milano dove vengono scoperte e lanciate dall’etichetta Jolly: con La società dei magnaccioni il duo realizza nel 1964 il suo primo grande successo commerciale, un milione e 700 mila copie, e il brano diventa una sorta di inno popolare molto in voga tra i giovani.

Gabriella prende una nuova strada, una canzone romana nuova e inedita che si riallaccia alla tradizione e da affiancare a brani storici: lo fa con Vittorio Nocenzi del Banco del Mutuo Soccorso in Sor Fregnone e con Sinnò me moro, la canzone scritta nel 1961 dal regista Pietro Germi su musica di Carlo Rustichelli per il film Un maledetto imbroglio e già interpretata dalla figlia di Rustichelli, Alida Chelli.

 

 

Il 3 aprile 2004, morirà a 61 anni cadendo da una finestra della sua casa di Torchiano in provincia di Viterbo.