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Conclusa la 25esima edizione de La Notte della Taranta, tra modernità e purezza

Conclusa la 25esima edizione de La Notte della Taranta, tra modernità e purezza

Della scaletta di 30 brani del Concertone della 25esima Notte della Taranta, svoltosi l’altra sera a Melpignano dinanzi - secondo gli organizzatori - a 200mila persone, c’erano cinque canzoni che nulla avevano da spartire con la musica tradizionale la cui riscoperta e valorizzazione costituiscono la ragione sociale dell’evento, ultimo atto di mesi e mesi di ricerca, di studio, di prove da parte dell’orchestra popolare, alla quale è assegnata la direzione artistica, e della omonima fondazione. Si tratta di “Chicco e spillo” di Samuele Bersani, “Tribale” di Elodie, “Alors On Danse” del rapper belga Stromae, “Il signore del bosco” del rapper italiano Massimo Pericolo e “Ma stasera” di Marco Mengoni.

Il segreto del successo di pubblico, e dunque l’idoneità a generare un movimento turistico dai rilevanti ritorni economici, della Notte della Taranta è dovuta alla capacità – che in alcuni anni si concretizza meglio, altri anni meno - di fondere la tradizione musicale salentina con altri linguaggi musicali, dalla world music al rock, dal jazz alla musica sinfonica. La Notte della Taranta, con il suo festival e con i suoi spettacoli compresi nel tour itinerante estivo, tenta, insomma, di esplorare le verità nuove e impellenti della pizzica nell'inevitabile flusso della musica, alla ricerca costante di un nuovo centro di energia. Una energia primordiale che struttura le cose, e che permette di vibrare in perfetta sintonia con la natura circostante per una ricontestualizzazione della funzione curativa, anzi emancipativa, della pizzica, per esorcizzare i mali di oggi. Fulcro di tutto il ritmo del tamburello, un ritmo che è chiave essenziale per ritrovare il centro di noi stessi. Il centro per afferrare la sostanza della musica che significa essere pronti ad intraprendere una ricerca che non terminerà mai.

I canti popolari della taranta di elettronico non hanno niente. Ci sono i tamburelli e la fisarmonica, la coreografia è fatta dai fazzoletti dei pizzicati. Nella taranta super elettronica di Dardust, invece, la fisarmonica ha avuto poco spazio e dieci dei 30 brani proposti sono stati accompagnati dalle coreografie firmate dalla tarantina Irma Di Paola, dieci quadri in movimento, come affreschi teatrali a ritmo di pizzica, in alcuni casi spingendo la vocazione innovativa di questa edizione verso orizzonti inaspettati, «fluidi» come li ha definiti Dardust. Una Taranta così innovativa da aver spinto il concetto di contaminazione non solo ai generi musicali, con coreografie che hanno proposto anche drag queen e le proiezioni visual, a tratti psichedeliche e da evidenti richiami futuristi di Filippo Rossi, incorniciate dalle luminarie tipiche delle tradizionali feste pugliesi, passando per l’omaggio a Pier Paolo Pasolini, nel centenario della nascita, con un brano inedito basato sulle poesie popolari tratte dal suo «Canzoniere italiano». Anche qui, un Pasolini raccontato ai giovani, con una scelta culturalmente alta, perché non sono davvero mai solo canzonette.

Stromae: superstar attesissima che alza al massimo il livello della Notte della Taranta, ma anche grande assente alle prove generali di venerdì scorso alla presenza di migliaia di spettatori. Ritorna in Italia con una versione pizzicata della sua hit mondiale Alors on dance - tradotto “allora balliamo” - ben mescolata per l’occasione alla salentina Menamenamó.

Tocca il cuore anche la struggente versione di Klàma (poesia grìka sull’emigrazione scritta dal poeta Franco Corlianó, scomparso nel 2015) interpretata magistralmente da un potentissimo Marco Mengoni.

Semplicemente unica, invece, la Pizzica di San Vito della salentina d’adozione Elodie, prima artista in 25 anni a dare inizio alla sua esibizione in mezzo al pubblico tarantato che affolla il piazzale dell’Ex Convento degli Agostiniani e che riesce con una facilità disarmante a unire energia, danza e voce confermandosi una showgirl d’altri tempi. 

Degno di nota anche il nuovo arrangiamento dell’immancabile Lu rusciu de lu mare, quest’anno portata al pubblico in doppia versione, prima come canto d’amore e poi in versione tammurriata, da un emozionato (e un po’ impacciato con il dialetto) Samuele Bersani. 

La consueta chiusura del Concertone, con la serenata grika Kalinifta iniziata da Madame e poi cantata coralmente con Elodie, Mengoni, Bersani (non c’era Stromae, peccato) e le voci dell’orchestra popolare, ha fatto di nuovo esplodere il pubblico, a ritmo di «Larilò larilò lallerò, larilò larilò llà llà». Una serenata grika, a chiusura di una serata nella quale hanno brillato anche la bellissima Ec Ec, canzone d’amore arbereshe, interpretata magistralmente da Salvatore Galeanda, e il canto griko Klama col quale Marco Mengoni ha dato fondo a tutta la sua potenza musicale. Il griko, l’arbereshe, oltre naturalmente al dialetto salentino, cantati a squarciagola da 200mila pizzicati: fino a quando il risultato sarà questo, fino a quando si faranno vivere sui grandi palcoscenici, reali e televisivi, lingue minoritarie altrimenti destinate alla scomparsa, e con loro di un pezzo importante della nostra storia, il gioco varrà la candela.







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