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Il dolore e la rabbia del Sud nelle “Canzuni” di Massimo Ferrante

Il dolore e la rabbia del Sud nelle “Canzuni” di Massimo Ferrante

 

 

Fresca di sala d’incisione, “Canzuni”, la nuova raccolta di brani per chitarra e voce del cantautore calabro-napoletano Massimo Ferrante nasce da una precisa selezione che crea e recupera il filo di congiunzione con l’antica tradizione dei cantastorie. Cantore, cantautore, trovatore mediterraneo, la voce e la lunga esperienza di Ferrante ci conducono in un interessante percorso attraverso i generi e gli stili diversi del canto popolare nelle varietà regionali del sud d’Italia.

Il dolore e la rabbia del Sud nelle "Canzuni" di FerranteDal ritmo sostenuto e coinvolgente delle tarantelle a quello cupo delle canzoni di sdegno; canti di taverna e di emigrazione, canzoni politiche, ma anche tenere ninne nanne le cui radici si perdono nel tempo, cantate da intere generazioni e trasformatesi di canto in canto. Serenate ormai lontane dal quotidiano modo di vivere l’amore che omaggiano l’amata o narrano amori impossibili e la speranza che possano concretizzarsi. Una passione atavica, eppure attuale che ancora pulsa nel cuore del Mediterraneo, per i fatti e i misfatti storici della Sicilia italiana: dalla strage di Bronte all’assassinio di Salvatore Carnevale e all’eccidio di Melissa. E che si spinge fino all’attualità più drammatica e vibrante della Pagella di scolaro in fondo al mare, poesia scritta di getto da Aldo Masullo per la morte di un ragazzino del Mali nel Canale di Sicilia, insieme a mille altri naufraghi, il 18 aprile 2015; a testimoniare insieme la pietas e l’anatema del filosofo di fronte al più grave naufragio civile nel Mare Nostrum, dal dopoguerra a oggi. “Intensità e limpidezza in equilibrio, di un canto che tocca le corde più profonde del nostro intimo, senza forzature né concessioni a un virtuosismo fine a sé stesso – scrive Nunzio Ruggiero nella presentazione. – Il risultato è, nella sua semplicità assoluta, la compenetrazione di chitarra e voce, dove la chitarra è sempre al servizio di una voce senza tempo, per la sua grana forte e leggera e il suo timbro inconfondibile: la più bella voce della Calabria contemporanea”.

Dunque canzoni narrative, ninnananne, incandescenti e sensuali canzoni “d’amuri”, lamenti, canzoni iterative, ostruite per accumulo di nomi e situazioni, per aiutare e allenare la memoria. Ed anche di “tradizione”, quindi sedimentate in un fondo carsico a cui si può arrivare per diverse strade, o d'autore, quando l'autore si muove su quelle medesime coordinate, ma lasciando un segno personale, una firma, diremmo oggi. E storia vera, tanta storia sublimata e raggrumata in canto. Per non dimenticare.

Come ha raccontato nelle fasi di crowdfunding, i riferimenti qui vanno ai grandi maestri della canzone popolare del secolo scorso: Matteo Salvatore, Otello Profazio, Rosa Balistreri, Roberto Murolo.

Ma troverete anche la “strina campagnola” tratta da uno spettacolo teatrale che girò per la Calabria alla fine degli anni Sessanta, una canzone d'immigrazione in “griko” salentino, una gemma pasoliniana dal Canzoniere italiano, e, staffilata dolorosa di  contemporaneità, la messa in musica della poesia di Aldo Masullo sul bambino maliano annegato nel Mediterraneo, e ritrovato con la sua pagella piena di bei voti cucita agli abiti.







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