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Expo Dubai, L’Orchestra Di Ambrogio Sparagna In Concerto

Expo Dubai, L’Orchestra Di Ambrogio Sparagna In Concerto

 

La musica può e deve essere strumento per creare momenti di pace e di comunione, attraverso l’incontro delle diverse culture. E’ stato, questo, il messaggio che l‘Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, guidata dall’etnomusicologo formiano Ambrogio Sparagna, ha voluto lanciare con il suo concerto organizzato a Duba, negli Emirati Arabi Uniti, nell’ambito di “Expo 2020”. Nel Millennium Amphitheatre si è esibito un sestetto che, munito di voci, organetti e percussioni, ha reso ancora ancor più affascinante un itinerario della musica popolare del Lazio, il cuore d’Italia.

Lo spettacolo di Sparagna, offerto all’Expò proprio dalla Regione Lazio, ha narrato un mondo di suoni tra ritmi, melodie, dialetti e strumenti musicali curiosi, un originale viaggio nella musica del Lazio, dagli Appennini al Mar Tirreno. E in primo piano ci sono state le ballarelle e saltarelli, le danze della tradizione, ma anche canti di festa e di lavoro nell’originale stile del popolare etnomusicologo. Allo spettacolo poi hanno partecipato 3 eccezionali musicisti emiratini con qanun, darbouka e oud per un speciale legame musicale inaugurato tra il Lazio e la regione del Golfo.

“Noi qui siamo ospiti della Regione Lazio, e il tema che noi portiamo è il Lazio e Roma, come luogo di incontro e occasione di trasmissione di una serie di valori che partono dalla grande valenza della musica come segno di pace e di comunione – ha spiegato Ambrogio Sparagna – Non a caso, nel concerto di Dubai abbiamo pensato di invitare dei musicisti locali con i quali abbiamo suonato una parte del concerto. Loro hanno utilizzato ovviamente strumenti della tradizione araba, in particolare il qanun, una sorta di cembalo, delle percussioni e poi un liuto.  Ogni volta che ci troviamo all’estero, noi abbiamo questo bisogno di unirci con le musiche che incontriamo, perché una delle caratteristiche fondamentali del canto popolare è che pur essendo locale ha questa grande vocazione globale. E’ molto più semplice farsi comprendere e trovare dei punti d’incontro con la musica che con altre modalità di incontro. Noi siamo in qualche modo specialisti di costruzione di ponti”.

Suonare di fronte al pubblico di Expo, in un periodo difficile come quello della pandemia, “è stata una grande emozione – ha detto l’etnomusicologo di Maranola – Noi veniamo dall’aver fatto in Auditorium i concerti del 5 e 6 gennaio dedicati ai canti della tradizione del Natale che l’anno scorso abbiamo fatto soltanto in streaming. E’ stata un’esperienza fortissima, e lo è ancor più qui perché, con tutte le debite precauzioni, ci fa un effetto più intenso. La musica è fondamentale per le relazioni. Senza la musica non si può avere questo tipo di incontro completo, è uno strumento di bellezza immediato efficace”. Inoltre, “bisogna dire che la musica italiana all’estero è un volano importante, alla stessa maniera di come può essere un prodotto alimentare, artistico o della moda”. E in questo senso, l’Orchestra popolare vuole essere anche strumento di promozione della candidatura di Roma all’Expo 2030.

“Il progetto è già nella natura di quello che la Fondazione Musica per Roma, perché già lo spazio dell’Auditorium accoglie tradizionalmente le realtà di tutto il mondo – ha aggiunto – Roma ha la sua storia come caput mundi, come luogo di grande simbolo di accoglienza. Credo che soprattutto adesso sia un valore molto significativo”.

“Con la musica, è possibile trovare una modalità di creare momenti di pace e momenti di comunione – ha sottolineato il direttore dell’orchestra – Questo è quello che facciamo e abbiamo fatto in lungo e largo. Qui cercheremo di dare anche questo segno continuativo, perché è anche un po’ insito nell’essere italiano. Gli italiani accolgono, anche perché per tanti anni hanno più o meno subìto la presenza di altri. Ma noi, di questa presenza, ne abbiamo fatto una virtù”.







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