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Una musica al di sotto dei mille abitanti: le aree interne suonate da Ettore Patrevita

Una musica al di sotto dei mille abitanti: le aree interne suonate da Ettore Patrevita

 

Sassofonista, compositore e arrangiatore irpino, “Massaria” è il suo ultimo album, un lavoro collettivo che racconta terre e vissuti dimenticati, incarnati dalle storie di quei pochi contadini e pastori rimasti: «Per salvare questi territori bisogna viverli in comunità e testimoniarli con il proprio linguaggio. Andare e ascoltare per fermare ogni momento, il mio è un viaggio tra note e immagini»

Che suono hanno le campagne? E che rumore fa il lavoro di un contadino? Le parole antiche delle terre rurali hanno un’eco?

Ettore Patrevita, musicista di Casalbore – trapiantato a Benevento – ha dato vita ad un’opera collettiva: Massaria ha visto la partecipazione di tanti giovani artisti per raccontare terre e vissuti dimenticati che si incarnano nelle storie di quei pochi contadini e pastori rimasti. Tra gli ospiti troviamo MakardiaVittorio ZolloLorenzo CiroccoGiuseppe CaprielloAntonio De Luca. Mentre la formazione del progetto vede protagonisti Ettore Patrevita - sax soprano - Simone Ielardi alla chitarra, Carlo Natale al piano, Luca Iorio al basso e Carlo Corso alla batteria.

«Quel piccolo mondo che non deve essere soltanto antico, ha in sé tanta vita, dedita al sacrificio e all’amore. Per salvare quei territori bisogna viverli in comunità e testimoniarli con i propri mezzi. Andare e andare, ad ascoltare e a fermare ogni momento prima che si dissolva del tutto».

Sono i suoni e gli echi delle campagne circostanti a ispirare Patrevita nella composizione dei dieci brani che tracciano un percorso intrapreso dall’uscita del singolo A Lu Fore pubblicato il 21 giugno 2020.

Gli animali, la montagna e l’antico Regio Tratturo sono i temi che affronta il sassofonista, tramutandoli in note che ripercorrono un Sud interno. Le tracce sono lampi di luce, immagini che racchiudono un reportage musicale di anime castrate dal progresso, contro ogni individualismo fine a se stesso.

Massaria è uscito il 22 aprile, in occasione della Giornata della Terra in lingua antica: «Credo sia importante tramandare quello che lentamente si dissolve, ascolto sempre le voci degli anziani, la voce di mia nonna in modo particolare, il suo modo di parlare, i suoi cunti. Ma i cunti non solo le chiacchiere da bar, sono i racconti che insieme proviamo a preservare, in una lingua che io provo a diffondere attraverso la musica. Ogni brano ha un titolo che rimanda a questi termini antichi, il singolo si chiama Crianza de sango , uscito in anteprima. La crianza in Irpinia è la buona educazione, di sangue perché è arrivata a me per merito degli insegnamenti di mio padre, ogni cosa torna alle relazioni familiari, ai legami. E la Massaria racchiude tutto questo. Io sono cresciuto tra il paese e la campagna, le aree interne del Fortore sono caratterizzate da questa conformazione. Mia madre viveva in campagna, nella massaria dei miei nonni, con i campi coltivati e gli animali, mentre mio padre viveva in paese. E il mio in fondo è stato un percorso artistico che naturalmente si è orientato su questo messaggio, sul racconto dei piccoli paesi, sulla civiltà contadina e ciò che resta oggi».

Un disco per note e immagini, quelle di Luca Vernacchio che ha curato un reportage suoi luoghi e sulle persone che formano la costellazione di Massaria : «Ci muoviamo insieme, andiamo sui territori a raccogliere informazioni e registrare testimonianze. Abbiamo cominciato con l’esperienza di Fronte Terra e siamo diventati compagni di terra. Penso sia sempre un bene affrontare certe questioni, mostrarle, perché solo in questo modo possiamo accorgerci che il mondo dei paesi esiste, che non sono delle bomboniere, che non devono essere oggetto di un turismo incontrollato e omicida. Devono essere vissuti, bisogna andarci e tornarci, specialmente in inverno, quando i paesi si ritirano e viverli nel buio è la parte più difficile».

Si può narrare solo quello che si conosce, che si vede con gli occhi: «Quando vivi in un paese la maggior parte delle volte tendi a non accorgerti più dell’ambiente che ti circonda, perché hai tutto sempre davanti a te. Quando mi sono trasferito da Casalbore a Benevento, per quanto la distanza chilometrica sia poca, ho sentito la mancanza della mia terra, come un senso di smarrimento, non mi percepivo parte di una comunità. Ma questo distacco mi ha dato la possibilità di uno sguardo nuovo e ha rinnovato anche la mia musica, il mio modo di sentire la natura, le sue espressioni, le persone che la attraversano».







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