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Francesca Gallo, la cantastorie che costruisce fisarmoniche

Francesca Gallo, la cantastorie che costruisce fisarmoniche

 

Figlia di Luciano, fondatore del marchio Galliano, ha lasciato la carriera da soprano. Ha portato la musica popolare del Novecento italiano all’estero.

Per Francesca, da bambina, era normale che a casa si costruissero le fisarmoniche. «Il laboratorio di papà era un mondo fiabesco, molto proiettato sul passato. Passavo le mie giornate lì dentro». Nasce così la passione per quella musica antica e senza tempo: nel momento in cui l’Italia spingeva verso l’innovazione, lei viveva in una bolla fatta di racconti dei nonni - «migranti gli uni, contadini gli altri» - e di semplicità, in una casa-bottega dove si lavorava ancora con le mani.

Francesca Gallo, figlia di Luciano, costruttore di fisarmoniche e fondatore del marchio Galliano, ha la musica nel Dna. A vent’anni decide di lasciare la carriera di soprano per dedicarsi al canto popolare: «Chiunque abbia una bella voce può portare avanti il repertorio verdiano, ma il patrimonio che stavo già raccogliendo di musica e di storie popolari era davvero unico». E così parte la sfida che la porta fino a oggi: la cantastorie donna più famosa d’Italia, forse l’unica della sua generazione, con un laboratorio artigianale di costruzione e riparazione di fisarmoniche.

Ha portato sui palchi di tutta la penisola e anche in molti Paesi stranieri la musica popolare del Novecento italiano, soprattutto quella della pianura dell’alto Adriatico. «All’inizio nessuno mi voleva, ho lavorato duro per farlo diventare un mestiere». «A un certo punto, ho capito che la bottega di mio padre, nel frattempo andato in pensione, è un valore aggiunto a questo mio modo di recuperare la tradizione. Quando nel 2011 l’ho riaperta, unendo il marchio di papà, Galliano, con uno dei più antichi di Italia, la Ploner di Trieste, non c’era più nessuno a portare avanti questo mestiere in modo artigianale, con una filiera locale». All’inizio le dicevano tutti: «Non è cosa per donne». Ma lei ha tirato dritto. Sicura di non avere concorrenza, in bottega come sul palco, per una questione di età. «Non ci sono coetanei che fanno quello che faccio io».

Francesca analizza le vecchie scritture dei costruttori di strumenti musicali e le collega allo studio degli alberi, dei pianeti, delle lune, «di come si muove l’universo rispetto alla natura». Si è chiesta: «Quando taglio un albero, come può diventare fisarmonica rispettando l’ambiente?»







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