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La Locomotiva: la ballata popolare del Dopoguerra di Guccini

La Locomotiva: la ballata popolare del Dopoguerra di Guccini

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La Locomotiva: Roberto Leydi l’ha definita la più bella canzone popolare del nostro Dopoguerra.

Una ballata che più ballata non si può per Francesco Guccini che la inserisce come seconda traccia del suo album “Radici”, piccolo scrigno di grandi gioielli senza tempo, come le nostalgiche “Incontro” e “Un vecchio e un bambino”, la rancorosa “Piccola città” dedicata alla sua città adottiva Modena e l’onirica “Canzone della bambina portoghese”. Ma è “La locomotiva” ad accompagnare Guccini per tutto il suo percorso musicale, tanto che viene proposta puntualmente alla fine di ogni concerto. La canzone comincia con una bugia: “Non so che viso avesse neppure come si chiamava”. Si chiamava Pietro Rigosi, aveva 28 anni, padre di due bambine e di mestiere era macchinista di treni. Informazioni che Francesco conosce bene, dopo aver scartabellato i diari ottocenteschi di operai bolognesi che raccontano la drammatica vicenda. L'uomo viene considerato da Guccini come un eroe proletario, e la sua vicenda riadattata per crearne un pezzo importante e significativo che fece diventare il personaggio di Rigosi simbolo della lotta di classe.

Una canzone leggendaria e anarchica.





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