I 54 Contadini dell'Inviolata protagonisti del film Lazzaro Felice
Alice Rohrwacher con il suo Lazzaro Felice è entrata nella cinquina dei film candidati ai Nastri d'argento, un ulteriore riconoscimento dopo il premio a Cannes per la sceneggiatura.

Il film arriva nelle sale e l'invito è quello che la regista già faceva nella serata di premiazione del festival: "Andare in sala per vivere un'emozione collettiva, dove un sorriso diventa una risata, una lacrima, un pianto a dirotto". Le emozioni sono un tratto distintivo di un film che vuole raccontare - "ma senza la nostalgia di 'una volta era meglio'" - un tempo che sembra lontano, ma non lo è, quando la campagna era ancora divisa tra padroni e mezzadri, "ma era più chiaro chi era il nemico e il malessere non dipendeva dalla terra ma dalle ingiustizie delle dinamiche sociali". Dopo il successo a Cannes i diritti di distribuzione del film sono stati venduti in tutto il mondo: Lazzaro felice uscirà in Cina, Gran Bretagna, Germania, Spagna, Turchia, Israele, Russia, Australia.
Il film è nato dalla volontà di raccontare un mondo, quello contadino, appena prima che ne scompaia ogni traccia: "Gli agricoltori ancora esistono e sono diventati i nostri protagonisti, ma il lavoro è cambiato, non tanto per gli strumenti che vengono utilizzati ma perché è diventato un mestiere solitario. Quella dimensione corale che si vede nel film non la vivono più, i nostri stessi attori hanno goduto di quella pausa che vediamo nel film dopo la trebbiatura, quel bere vino e mangiare insieme".
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Per incarnare i 54 contadini dell'Inviolata - così si chiama quel microcosmo raccontato nel film, isolato dal resto del mondo e per colpa di una marchesa prepotente tenuto nell'ignoranza e nella sopraffazione - sono stati chiamati 54 agricoltori. "In un primo momento abbiamo fatto dei normali provini - racconta la regista che ha avuto l'aiuto della casting director Chiara Polizzi - poi abbiamo capito che non funzionava e siamo andati a cercarli nei consorzi agricoli. Il casting lo ha fatto la terra: abbiamo girato in estate, la stagione di maggiore lavoro in campagna e quindi soltanto chi poteva permettersi di sganciarsi dal lavoro nei campi poteva partecipare al film, ci sono tanti che hanno dovuto rinunciare. E molti familiari che hanno dovuto lavorare doppio per permettere a qualcuno di loro di esserci".
Alice Rohrwacher nel ritrarre questo mondo ha messo molti dei suoi ricordi di bambina e molti di quelli dei suoi attori - contadini: "La trebbiatura fissa me la ricordo anche io, quella macchina che sembra uscita da Tempi moderni di Chaplin in realtà è stata usata fino a poco tempo fa. La pratica di sputare nella ricotta del padrone è qualcosa che mi è stato raccontato. Il falso prete portato all'Inviolata per dir messa dalla marchesa perché il vero prete voleva essere pagato non è frutto di fantasia". Molti dei ricordi sono affiorati sul set grazie anche al contributo della acting coach Tatiana Lepore: "Grazie al lavoro di scenografia che ci ha permesso di ricostruire le case dei contadini che erano completamente abbandonate e a quello del reparto costumi e trovarobe che ha recuperato abiti e oggetti anche degli anni Trenta e Quaranta, in qualche modo ci siamo ritrovati in una sorta di macchina del tempo. Che ha risvegliato in tanti memorie, non solo positive, e soprattutto delle gestualità che sembravano dimenticate".
L'Inviolata è stata ricostruita vicino a Vetriolo nel Lazio ai confini con l'Umbria. In quel luogo si è ricreato il senso di comunità proprio del mondo contadino di una volta grazie al cinema: "Senza soluzione di continuità passavamo dalle riprese alle pause; i momenti in cui si mangiava in gruppo non erano poi molto diversi da quelli che si raccontano nel film. I bambini giocavano tra loro e poi venivano chiamati a girare, ognuno ci ha messo qualcosa di sé". Il film avrà diverse proiezioni speciali nelle zone "da dove vengono i contadini protagonisti". Nel corso delle proiezioni ci sarà anche un momento musicale: Luciano Vergaro detto Catirre canterà la canzone finale del film, una canzone che ha creato lui, la sua versione di Lazzaro perché ognuno di loro ha la sua.
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