Secondo Casadei e la rivincita del liscio
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Per anni musica di serie b, trattata come “brutta musica” per eccellenza – come, la storia ci insegna, è capitato nei secoli a buona parte delle musiche che piacciono a un certo pubblico popolare (e alle musiche da ballo in particolare) – il liscio è stato infatti negli ultimi tempi al centro di un’ampia riscoperta da parte di musicisti che mai se ne sarebbero occupati fino solo a qualche anno fa.
È un processo in atto, almeno nell’ambito del folk e della world music, da più di vent’anni: fra i pionieri, Un ballo liscio di Riccardo Tesi (anno 1995), e ancora Crinali di Tesi con Claudio Carboni (anno 2006: entrambi da recuperare, se vi mancano, insieme ad altri lavori di Carboni sul tema). In anni più recenti sono arrivati i jazzisti (Gianni Coscia, Gianluigi Trovesi, Simone Zanchini) e l’Orchestra Cherubini al Ravenna Festival nel 2013 (il tutto documentato in un dvd uscito nel 2015, Secondo a nessuno). E di fresca pubblicazione, a voler confermare la tendenza in atto, è il divertente Secondo (Incipit Records), una rilettura jazz-prog-rock dei classici del genere per mano di un gruppo capitanato dal clarinettista Claudio Zappi, con – fra gli altri – la voce di Luisa Cottifogli.
Un recente documentario in tre puntate su Sky Arte (Vai col liscio!, per la regia di Giangiacomo De Stefano e Matteo Medri) ha ben documentato questo processo, e ha definitivamente introdotto il liscio anche a un nuovo pubblico.
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Il minimo comune denominatore di molte di queste operazioni è un nome, quello di Secondo Casadei, “padre” indiscusso del genere (oltre che autore di uno dei brani di maggior successo della storia della SIAE, “Romagna mia”). Di recentissima uscita è la raccolta in doppio cd Mi chiamo Secondo, curata da Casadei Sonora per Universal, che ripropone una quarantina di brani di Casadei in una versione rimasterizzata dai nastri originali che rende finalmente merito a tutte le sfumature di suono dell’Orchestra al suo massimo (per quanto potessero fare le registrazioni originali anni Cinquanta), e che ben racconta il valore di compositore e di musicista di Casadei anche senza bisogno di patenti di "arte" dalla classica o dal jazz.
La raccolta è senz’altro una risposta a questo nuovo interesse del pubblico, ben confermato anche dall’ingresso nel 2017 della casa museo di Secondo Casadei a Savignano sul Rubicone – www.lisciomuseum.it – nel circuito delle Case della Memoria. Dunque, una “patrimonializzazione” del liscio è in atto? C'è un “canone” di classici destinato a entrare nel repertorio, come avvenuto in passato a moltissime altre musiche passate «dalle sale da ballo alle sale da concerto», come scrisse il sociologo Simon Frith del rock’n’roll? Sì, in parte… Ma se persino Jovanotti ha portato “Romagna Mia” sui palchi dei suoi tour (con tanto di ballerini), gli indizi sembrano suggerire che non si tratti solo di una “intellettualizzazione” del liscio, e che la musica da ballo romagnola, più semplicemente, abbia ancora delle cose da dire e un pubblico interessato, innanzitutto, a ballarla.
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