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Fossati riedita Gaber e ci regala un inedito: Le donne di ora

Fossati riedita Gaber e ci regala un inedito: Le donne di ora

 

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Un inno alle donne viste come vero sesso dominante, scritto con Sandro Luporini ma mai pubblicato. Il pezzo è inserito nella nuova raccolta del cantautore con 14 canzoni rieditate da Fossati con le tecnologie del suono più avanzate

Giorgio Gaber ha ancora qualcosa da dire, e da dare: ora ha dato un inedito, Le donne di ora, che impreziosisce il disco omonimo, che per il resto contiene 14 canzoni del cantautore, dall'esordio con Ciao ti dirò (1958), passando per il periodo milanese (La ballata del Cerutti, Le strade di notte), fino al teatro canzone (Il conformista, L'illogica allegria). Il tutto, o meglio, ri-prodotto con le tecnologie del suono più avanzate, da Ivano Fossati. Il quale a un certo punto si è trovato di fronte a questo brano inedito, ovvero scritto da Gaber col fidato Sandro Luporini per l'ultimo disco, Io non mi sento italiano, uscito postumo nel 2003, ma poi non inserito in scaletta.

In effetti è proprio una canzone di Gaber, per l'andamento della ballata e per l'arguzia delle parole, un inno alle donne viste come vero sesso dominante: "Io sarei il sesso forte e dovrei farle la corte, ma non ci vuol mica tanto per rendersi conto che fa tutto lei... Forse per noi va un po' male in questo assetto sociale, forse per farci valere dovremmo abitare parecchio più a sud... Certo hanno poco potere e questo è ingiusto e volgare, ma quando un giorno l'avranno che cosa faranno Dio solo lo sa... Spesso la vita è un po' dura, ma in genere loro c'han troppa salute. Io non mi sento di dire che ci faranno sparire, certo che da un po' di tempo le vedove allegre son sempre di più", e non è dato sapere cosa ne pensi Ombretta Colli. Fino al ritornello: "Che paura, che paura, specialmente le donne di ora".

Una canzone che ha lasciato a bocca aperta Ivano Fossati. Anzi, per la precisione, all'inizio l'ha perplesso: "Mi sono chiesto perché Giorgio non l'avesse messa nel disco, e ho pensato che non gli piacesse. Poi ho scoperto che voleva addirittura farne un singolo. E ho capito: non gli piaceva l'arrangiamento che ne avevano fatto, qualcosa nella struttura non funzionava: troppa introduzione, qualche lungaggine, qualche ripetizione poco utile. Così dopo un editing accurato ho suonato chitarre e tastiere sopra la base ritmica originale, cercando di creare un colore musicale ruvido ma accogliente. Mi viene in mente alla Van Morrison, per fare un paragone".





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