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Suoni della tradizione e sperimentazione nel disco del duo Mascolo-Basile

Suoni della tradizione e sperimentazione nel disco del duo Mascolo-Basile

“Murgia/terra che grida nei venti/silenzio/pietra testarda e immobile/che cinge il terreno nella mano bucata/e lotta col sole dei suoi meriggi/terra nuda”. Questi versi densi di lirismo del poeta Piero Castoro ci introducono a “Vento e Pietre”, nuovo album del duo E.P., formato dalla contrabbassista Eufemia Mascolo e dal percussionista Pino Basile, due talentuosi strumentisti dal prestigioso background musicale, accomunati dal desiderio esplorare le possibili interazioni tra le radici musicali delle Murge e i suoni contemporanei.

Condividendo quotidianamente il medesimo percorso nella vita come nella musica, i due musicisti pugliesi hanno dato vita ad una intensa ricerca volta ad esaltare le potenzialità espressive di strumenti tradizionali come cupa cupa (tamburi a frizione), bubbù e colacola (flauti globulari) nell’incontro/scontro con l’elettronica. Così, dopo una lunga gestazione durata dal 2008 al 2017 e fatta di prove e registrazioni casalinghe, lavorando a composizioni originali per la danza e il circo contemporaneo, il duo ha dato alle stampe l’album, registrato presso l’E.P. House Studio di Altamura con la partecipazione del chitarrista Sergio Altamura, del batterista/performer Michele Ciccimarra e di Laurent Delforge, musicista elettronico della scena nord europea. Prodotto da Rocco Pasquariello e Aquadia e pubblicato da Marocco Music, il disco - a pochi giorni dalla sua uscita - ha debuttato scalando rapidamente la Top 40 dei dischi world su iTunes, spinto dalla potenza evocativa degli undici brani che lo compongono. L’ascolto svela un lavoro denso di fascino immaginifico, il cui originale imprinting sonoro sfugge a qualsiasi facile catalogazione, tanto per la cura con la quale è stato realizzato, quanto per le sorprendenti architetture compositive che ne caratterizzano i brani. L’esigenza di raccontare il rapporto con la propria terra si accompagna alla tensione continua del duo nello spostare sempre più avanti i confini delle proprie indagine sonora e questo emerge sin dalle prime battute di “Murgese” che apre il disco, e nel corso del disco viene declinato attraverso la complessa ricerca ritmica di “Orme” e “La fabbrica delle pietre”, gli incroci con i suoni del nordafrica di “Gnawa” e “Nijii”, gli spaccati visionari della title-track  e il suono ancestrale della trance di “Cupaphon” e “Spaccapetr”, per giungere al complesso crescendo del canto tradizionale “Mo moure” in cui si intrecciano voci e percussioni. Ad accompagnare l'uscita del disco è il videoclip di "La valle dei bubù" realizzato da Gianfranco Maiullari e nel quale spicca l'istallazione "La bestia trionfante" di Ria Lussi.