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Massimo Bubola: Ballata senza nome, il romanzo del cantante folk veneto

Massimo Bubola: Ballata senza nome, il romanzo del cantante folk veneto

È un legame stretto e profondo che lega Massimo Bubola alla Prima Guerra Mondiale.
Infatti, il cantautore veneto, uno dei più influenti nomi della musica italiana e tra i precursori della canzone folk-rock nostrana, aveva già affrontato il tema del primo conflitto mondiale nell'intenso brano "Rosso su verde", in cui metteva in musica una lettera d'amore che il prozio, soldato in trincea e caduto sul Monte Grappa, scrisse alla donna che amava. Negli anni, poi, sono seguiti due interi album sulle storie della Grande Guerra, "Quel lungo treno" e "Il Testamento del Capitano" fino all'antologia più recente, "Da Caporetto al Piave", in cui canzoni scritte di proprio pugno dall'artista, autore di brani indimenticabili come "Il cielo d'Irlanda" e "Fiume Sand Creek", trovavano spazio accanto ai canti popolari e tradizionali dell'epoca.
Ultimo capitolo di questa ricerca sulla terribile guerra 1915-18 è il romanzo "Ballata senza nome", pubblicato dalla casa editrice Frassinelli il 24 ottobre scorso, a 100 anni esatti dalla battaglia di Caporetto, libro con cui fonde le sue doti di musicista e una particolare sensibilità linguistica per far parlare i soldati morti in un importante evento storico

«Le prime canzoni che ho imparato a cantare sono state proprio quelle della Prima Guerra Mondiale, un culto a cui sono ancora molto legato e che ho ascoltato per la prima volta in famiglia - racconta Massimo Bubola - ricordo che mio nonno, tra i bersaglieri sul Piave, non riusciva mai a cantare "Monte Canino" fino alla fine, si metteva il cappello sulla faccia e piangeva, poiché allora gli uomini avevano molto pudore dei sentimenti e io andavo sempre a consolarlo. Più tardi capii che se una canzone era in grado di far piangere un patriarca come mio nonno, significava che era portatrice di una grande forza evocativa, per questo mi sarei dedicato alla canzone per tutta la vita».