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Festa della Repubblica: un pezzo di storia attraverso le canzoni

Festa della Repubblica: un pezzo di storia attraverso le canzoni

Si capiscono molte cose della storia della Repubblica attraverso le sue canzoni, cominciando proprio dall’inizio. Cominciando dall’Italia devastata dalla guerra di Munasterio ‘e Santa Chiara (penzo a Napule comm’era, penzo a Napule comm’è). Un’Italia che cerca di evadere dalla realtà quotidiana con i motivi allegri di Arrivano i nostri (a cavallo di un caval) o dei Cadetti di Guascogna (veniam dalla Spagna, andiamo a Bologna)

 

 

Il paese povero fa da sfondo alle prime canzoni del festival di San Remo, iniziato nel 1951: da Buongiorno tristezza a Tutte le mamme (son le bellezze di un bene profondo, fatto di sogni, rinunce ed amor). Vi erano tante tristezze e tante rinunce, allora, e il paese ferito del dopoguerra aveva il suo simbolo in quella lunga separazione di Trieste dall’Italia cui allude Vola colomba, che trionfa nel 1952: Inginocchiata a San Giusto/prega con animo mesto/fa che il mio amore torni, ma torni presto (“il mio amore” era l'Italia).
L’anno dopo suscita nostalgie militaresche un Vecchio scarpone ritrovato in solaio. E il Campanaro di un’altra canzone saluta l’emigrante che espatriò, sognando una ricchezza vana. In realtà per fuggire dalla fame, ma era meglio non dirlo.
E' un paese che cerca di consolarsi con i ritornelli di Papaveri e papere (lo sai che i papaveri sono alti alti alti/e tu sei piccolina) o di Casetta in Canadà (con vasca, pesciolini e tanti fiori di lillà). Purtroppo in quella Italia le papere sono destinate a rimanere piccoline ed è meglio che non si innamorino dei papaveri, come avveniva in quella canzone (sei nata paperina, che cosa ci vuoi far?). E anche in Canadà c’è sempre qualche prepotente che distrugge le speranze di una fatica quotidiana: un giorno Pinco Panco per dispetto la incendiò/e allora poveretto senza casa lui restò.

 

Il Paese cambia, ed è facile capire allora l’impatto liberatorio del “Volare” di Domenico Modugno al festival del 1958: Nel blu dipinto di blu annunciava agli italiani che quel lungo e duro dopoguerra stava finendo. Diceva loro in modo travolgente che era di nuovo possibile sperare e sognare: era possibile volare.

 

 

Nei libri di storia il 1958 segna l’inizio del nostro “miracolo economico” e in quell'anno vi sono anche gli esordi discografici di Celentano, di Mina, di Fabrizio De André: un miracolo, appunto. Per capire quanto cambi l'Italia in un decennio basta mettere a confronto unacanzone del 1951 con una del 1959. Partendo proprio dalla vincitrice del primo festival, Grazie dei fior, nella interpretazione di allora di Nilla Pizzi, melodia e parole da anni trenta: in mezzo a quelle rose ci sono tante spine/ memorie dolorose di chi ha voluto bene.

 



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