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L’organetto abruzzese

L'organetto abruzzese

Agli inizi del secolo si può dire che non ci fosse emigrante abruzzese che non portasse con se un organetto della sua terra. E l'organetto abruzzese o armonico, come si chiamava allora, vide la luce in una modesta bottega artigiana di Giulianova sul finire del 1882. Fu Francesco Ianni, piccolo falegname, che, tornando da un pellegrinaggio a Loreto riportò a casa un organetto da quella che sarebbe divenuta in seguito la patria della fisarmonica e cioè Castelfidardo.

Il successo dello strumento, determinato anche dalla facilità dell’apprendimento e dall’allegria che sprigionava essendo sempre stato uno strumento popolare, tipico degli ambienti rurali, capace di far ballare e cantare la gente delle campagne e del paese, non conobbe più confini anche sull’onda del filone americano e negli anni successivi si impose anche in Cile, in Argentina, persino nell’Isola di Cipro ed ancora nell’Honduras.

Vediamo la costruzione e le modifiche apportate all'organetto abbruzzese dalla Ianni Organetti sin dai primi anni del 900. Vennero infatti apportate delle modifiche allo strumento originario, aggiungendo all’unica fila di tasti, due vocette, che resero anche più funzionale l’uso dell’organetto, agevolando, per esempio, l’apertura del mantice; l’ organetto fece un salto di qualità anche tecnico, con il raddoppio delle file dei bassi: due file di bottoni d’osso fatti a mano. Da qui la caratterizzazione propria dell'organetto abruzzese, detto "a du' botte" (poichè ha due bassi).



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