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L’Ocarina di Giuseppe Donati di Budrio, usata anche da Morricone

L'ocarina è uno strumento a fiato italiano di forma globulare allungata generalmente costruito in terracotta; aerofoni del genere, genericamente noti anche come arghilofoni (quando costruiti in argilla), sono strumenti molto antichi e diffusi (con differenti fattezze) presso numerose civiltà arcaiche; oggi è particolarmente utilizzata nelle musiche popolari del Trentino Alto Adige.

L'ocarina standard impiegata nella musica occidentale fu inventata in Italia, a Budrio, durante la metà del XIX secolo da Giuseppe Donati. La sua forma ovoidale allungata ricorda il profilo di un'oca privata della testa: il nome infatti deriva da ucareina, diminutivo di oca in dialetto bolognese.

Giuseppe Donati nato a Budrio in provincia di Bologna il 2 dicembre 1836, suonava il clarino nella banda del paese e l’organo nelle chiese; a 17 anni gli venne in mente di fare uno scherzo. Immaginò, cioè, uno strumento musicale simile alle ocarine di terra cotta che si vendono ancora nelle fiere, col becco, colla coda e panciute. La differenza tra queste e quella era di genere musicale. Poichè l’ocarina, vuota internamente, col becco aperto e con quattro fori ai fianchi, suonava. Con essa si poteva eseguire qualche facile melodia, contenuta però nell’estensione di un’ottava.
Lo scherzo piacque ai musicisti di Budrio e il Donati ne concepì un altro, stavolta, però non sonoro. Eseguì con della creta un oggetto somigliante a una cornetta. Ma continuando a maneggiarlo, l’oggetto si spezzò: caddero l’imboccatura e la canna conduttrice del fiato. La parte superstite mantenne una forma tale che rivelò al Donati l’ocarina definitiva, quella destinata alla popolarità. Egli si diede a fabbricarne altre forando buchi per tutte le dieci dita in posizioni comode.

Donati compì cinque ocarine, di grandezze diverse, le quali comprendevano insieme, tra bassi e acuti, un’estensione di note pari a quella del pianoforte. I cinque istrumenti passarono ad altrettanti suonatori scelti fra i più appassionati musicanti di Budrio che formarono il “Concerto delle ocarine” andando a suonare in osterie e in case private.

Il loro repertorio dapprima non comprendeva che musica da ballo, poi assurse anche alla musica da opera. La loro fama oltrepassò ben presto le mura cittadine: da Bologna a Ferrara, poi a Padova, Trieste e Roma.

Dopo lo scioglimento del gruppo l’inventore dell’ocarina tornò alla fabbrica dello strumento di creta. Si recava ogni domenica a vendere alle fiere dei dintorni, con ottimo successo. Riusciva anche a combinare affari con commercianti di Germania e Austria. Trasportò poi la fabbrica da Budrio a Bologna e a Milano.

Fra alti e bassi, nel XX secolo le ocarine si diffusero ulteriormente: negli Stati Uniti furono persino utilizzate come passatempo per le truppe impegnate nella seconda guerra mondiale.

L'ocarina ha una caratteristica originale rispetto agli altri tipi di flauto: si tratta di un flauto globulare, ovvero ha una camera di risonanza tondeggiante e chiusa, non cilindrica ed aperta. Si tratta dunque di un risonatore semplice. Questo significa che l'intonazione dipende dal rapporto fra la superficie aperta (numero e diametro dei fori aperti) ed il volume dello strumento (e dunque dalla pressione interna).

I difetti di questo strumento rispetto ad altri tipi di flauto sono la relativa difficoltà di intonazione e la poca flessibilità nel modulare l'intensità del suono.

Come per altri strumenti a fiato è possibile modificare il suono, oltre che mediante la diteggiatura, con l'intensità del soffio. La maggior parte delle ocarine moderne sono intonate in Do ed in Sol.

https://youtu.be/PUQ-0-wMKQc

Le ocarine possono essere categorizzate come segue:

Ocarina di Budrio - la versione più nota e tradizionale, con impostazione traversa, a 10 (o 12 chiavi in modelli orientali). Estensione: una tredicesima (10 fori) o una quindicesima (12 fori)
"Ocarine-pendenti" - Sono piccole e possono essere appese al collo. Vi sono numerose varianti, in genere da 4 a 10 fori. Le più note sono l'"ocarina inglese" (4-6 fori, che con diteggiatura complessa coprono più di una ottava) e l'"ocarina peruviana" (6-8 fori con diteggiatura più semplice)
Ocarine diritte o "inline" - Sono un incrocio fra le ocarine peruviane e quella di Budrio, e benché molto compatte utilizzano in genere 10 fori con estensione simile a quella di Budrio, e con una diteggiatura più semplice e lineare. Simili alle tonette, spesso sono fabbricate in legno
Ocarine doppie o triple - vi sono molte varianti, che permettono di eseguire melodie polifoniche e di aumentare l'estensione dello strumento tradizionale, mediante l'aggiunta di uno o due fischietti e di altrettante camere di risonanza. Una ocarina impostata sullo stile di Budrio ma doppia può suonare su oltre due ottave, quella tripla si avvicina alle tre ottave.
Fischietti - piccole ocarine senza fori (o con al massimo uno o due fori), dunque con una minima possibilità di modulazione dei suoni. Spesso sono oggetti artistici e tradizionali.

https://youtu.be/L__yWCQmdME

A parte gli utilizzi folkloristici e ludici, l'ocarina è stata utilizzata anche nella composizione di alcune colonne sonore, come in quella di Ennio Morricone, ne Il Buono, il Brutto e il Cattivo; il motivo principale, assomigliante all'ululato del coyote, è una melodia composta da due note che viene utilizzata per i personaggi principali del film, con uno strumento diverso per ognuno: l'ocarina viene usata per Sentenza.

https://youtu.be/tHpbliMQCAc

La troviamo anche in alcuni brani musicali come in Un giudice di Fabrizio De André.

https://youtu.be/7zHHoKM1JeQ

Nel film di Novecento di Bernardo Bertolucci vi è una scena in cui un gruppo di contadini si ritrovano insieme suonando l'ocarina.

https://youtu.be/q7Uq5bHoo6Y

A Budrio si tiene il Festival internazionale biennale dell'Ocarina che ha raggiunto la VIII edizione nel 2015.

https://youtu.be/Gig4ZlyQRmk

https://youtu.be/7QyINfiTBlA



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