Carosello Carosone, un film capace di raccontare un mito
Renato Carosone: il film tv a lui dedicato e diretto Lucio Pellegrini (nonché prodotto da un marchio di garanzia, Groenlandia) è elegante, appassionato e divertente.

Nel ruolo di Carosone ecco Eduardo Scarpetta, in quello di Gegè, batterista e amico fraterno, Vincenzo Nemolato. Volti perfetti e talento puro, a cui si aggiunge un’altra star del cinema contemporaneo italiano, ovvero Ludovica Martino, nel ruolo non facile di Lita, compagna di Carosone di cui, negli anni, ci sono state poche notizie. Quello che viene fuori dal film di Pellegrini, infatti, è sì il profilo artistico del più grande cantante italiano (probabilmente insieme a Domenico Modugno e Battisti) ma anche un tracciato sull’uomo. Un uomo sincero e, appunto, riservato, idealista, rivoluzionario, quel Carosone che amava in modo puro la musica, che amava la sua bellezza e che intrecciava l’amore per Napoli e l’amore per gli Stati Uniti, così da mischiare nel sound il jazz e la tarantella, la musica popolare partenopea e lo swing.
«Comme fanno a Santafé. Comme fanno ad Hollivud, E cu sta scusa, oi nè, nun studie cchiù!», cantava nella trascinante Torero, inserendo richiami africani e il cha cha cha; quell’Africa che, vediamo nel film, ha giocato un ruolo fondamentale nell’avventura di Carosone, diventando uno dei primi (grandi) che hanno avuto il coraggio di lasciare l’Italia, coltivando quell’innata ambizione e quell’incredibile talento che fece da colonna sonora al Boom degli Anni Cinquanta. Una colonna sonora vitale, nuova ed eclettica. Capace di risvegliare – ci dice il film, accompagnato anche dalle musiche originali di Stefano Bollani – quell’Italia intorpidita da i due lunghi conflitti mondiali, e che trovò in Carosone la metafora perfetta per la rinascita e per il grande sogno.
Così, la sceneggiatura di Carosello Carosone, firmata da due autori come Giordano Meacci e Francesca Serafini, diventa una riflessione su quanto la passione e l’amore siano elementi necessari per diventare leggenda. Una leggenda come Renato Carosone, nato a due passi dal colore e dall’estro di Piazza del Mercato, e manifesto di leggerezza e ironia, ritratto e ricordato con onestà e affetto dal film di Pellegrini, bravo ad alzare notevolmente il rapporto (spesso discutibile…) tra qualità e il pubblico generalista da prima serata. E il messaggio finale di Carosello Carosone, allora, diventa essenziale: grazie al lavoro e all’impegno ci si può affermare anche nei contesti più complicati, diventando contemporaneamente rivoluzione e tradizione. Tu vuo’ fa’ l’americano, ‘mericano, ‘mericano, ma si’ nato in Italy...
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