Manzamà: il ritorno dei Fratelli Mancuso dopo 10 anni
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Manzamà (per Squilibri) segna il ritorno dei Fratelli Mancuso dopo 10 anni; tra gli ospiti, Franco Battiato.
I Fratelli Mancuso si portano dentro una sapienza antica, carsica, un po' come il loro conterraneo Alfio Antico. Per questo disco che ha una strana, ammaliante intensità onirica si sono fatti aiutare da un parterre di ospiti strepitosi, e che pure non fanno mai la figura di medagliette al merito appuntate a maggior brillantezza della confezione. Qui chi collabora, appunto, collabora: e svanisce sullo sfondo, con un'iridescente consistenza. Si tratta, per citare qualcuno, di un ritrovato Franco Battiato, che arrangia il quartetto d'archi in cinque brani, di Aldo Giordano (arrangiatore in altri quattro, e pianista), di Giovanni Sollima, che presta il suo violoncello gonfio d'armonici in tre dei brani più struggenti, di Marco Betta al pianoforte, del magnifico Mario Arcari a duduk, oboe, launeddas, clarinetto: l'uomo che “costruì” assieme a Pagani il suono del disco delle “mulattiere di mare” di De André. E molti altri ancora. Una festa discreta di corde, ance, pelli tese, strumenti antichi, popolari, contemporanei.

Compositori e polistrumentisti animati da una vena poetica e musicale di assoluta originalità, i Fratelli Mancuso cantano storie intessute di idiomi e suoni antichi che, nei vortici di una continua affabulazione, ritornano incessantemente alla loro terra natìa, la Sicilia, dove grazie alla loro arte sembrano fondersi mondi in apparenza inconciliabili.
Eredi privilegiati di una tradizione che hanno trasfigurato nel prisma dei loro innumerevoli strumenti e alfieri di un canto intimo ed essenziale, Enzo e Lorenzo Mancuso ritornano a tessere filati di straordinaria fattura, in mirabile equilibrio tra il filo della memoria personale e il respiro solenne della storia
Tutto ha funzionato, tutto ha la sua nicchia. Ronzano e incantano le pronunce nasalizzate dei fratelli siciliani, il gioco d'alternanza mette in conto picchi scabri e vertiginosi di terze creando quell'effetto magico che spesso ha solo la vera musica popolare.
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