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Musica Popolare Italiana

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Strumenti

Campania
  • Arpa
  • Liuto
  • Mandolino
  • Chitarra
  • Putipù
  • Triccaballacche
  • Scetavajasse
Sicilia
  • Mariolu o marranzanu o ngannalaruni (scacciapensieri)
  • Azzarinu (sistro)
  • Friscalettu (flauto a becco)
  • Tammurinu (grosso tamburo)
  • Ciaranedda (cornamusa)
  • Circhettu
  • Marranzano (strumento musicale della famiglia degli idiofoni a pizzico; numerose sono le sue varianti fonetiche in Sicilia: Mariolu è il termine di Palermo, marranzanu quello di Catania, marranzuni a Messina. Altre varianti lessicali sono: ngannalarruni, nningalarruni, camarruni, malularruni, ecc.)
  • Tamburello (strumento musicale appartenente alla classe dei membranofoni; è formato da una membrana di pelle tesa su di un cerchio di legno, alto pochi centimetri, che reca entro apposite fenditure, un certo numero di piccole piastre metalliche accoppiate, girevoli su un fil di ferro; in Sicilia e’ chiamato comunemente tambureddu o tammureddu; la sua comparsa, probabilmente, risale al periodo della colonizzazione Greca VII secolo A.C.)
  • Friscalettu (zufolo di canna, strumento musicale della famiglia degli aerofoni, affine al flauto dolce ma dal timbro piu’ robusto e brillante, e’ costituito da un cilindro cavo di canna recante in tutto 9 fori: 7anteriori e 2 posteriori; strumento principe dei complessi folklorici e folkloristici siciliani, viene costruito solitamente nelle tonalita’ di DO-SOL-LA; il suo nome varia da luogo a luogo, per cui si puo’ incontrarlo anche come friscaliettu, friscaliattu, friscarettu, friscaloru ecc.; fa eccezione San fratello (Messina), che ha parlata Gallo-Italica e ci da U vescot)
  • Quartara (usata come strumento musicale dai contadini agli inizi del 900, oggi fa parte integrante dei complessi folklorici; viene suonata soffiando all’interno in un modo particolare e caratteristico che ne determina un suono da basso; piò essere classificata nella famiglia degli aerofoni)
Molise
  • Zampogna
  • Ciaramella
  • Chitarra battente, al tamburo a cornice
  • Organetto e fisarmonica
  • Fischietto
  • Flauto di corteccia
  • Doppio flauto
  • Terrarella o quartara (orcio di terracotta)
  • Colascione (cetra tubolare)
  • Striculatora (stropicciatore)
  • Tavoletta
  • Traccola
  • Traccagnola (castagnetta)
  • Raganella
  • Campane
  • Bufù (tamburo a frizione)
Lombardia
  • Mandolino
  • Chitarra
  • Fisarmonica
Veneto
  • Mandolino
  • Violino
  • Thimpano (cembalo)
  • Pive
Trentino Alto Adige
  • Organetto diatonico
  • Cornamuse
  • Violino
  • Chitarra
  • Flauti
  • Ocarina
  • Mandola
  • Mandolino
  • Bassetto
Emilia Romagna
  • Organetto a mantice
  • Violino
  • Clarinetto
  • Lirone (una specie di violoncello)
Basilicata
  •  Arpa di Viggiano
  • Sampagna di canna
  • Chitarra battente
Puglia
  • Tamburello
  • Cupa cupa (tamburo a frizione)
  • Triangolo
  • Castagnola
Sardegna
  • Launeddas
  • Sonettu (organetto)
  • Ghiterra (chitarra)
Piemonte
  • Piffero
  • Fisarmonica
Calabria
  • Organetto
  • Tamburello
  • Lira calabrese (strumento musicale tradizionale, caratteristico di alcune zone della Calabria: area della Locride e area del Monte Poro (località situata tra Vibo Valentia, Tropea e Nicotera, e dalla quale provengono tutti i componenti del gruppo)
  • Chitarra battente (un altro strumento tipico della tradizione calabrese, già presente nel territorio nazionale fin dal XIV secolo; di indubbia origine colta, è detta anche chitarra italiana in contrapposizione alla chitarra “classica” che, importata solo alcuni secoli fa dalla Francia, viene indicata con il termine di chitarra francese; ha una forma simile ad un otto allungato, le spalle hanno infatti una larghezza prossima a quella della pancia)
  • Pipita
  • Zampogna
  • Friscaletto
  • Doppi flauti
  • Mandolino
  • Fisarmonica
  • Organetto
  • Tamburello
  • Castagnette
Lazio
  • Chitarra
  • Fisarmonica
  • Mandolino

Balli

Campania
  • Tarantella
  • Ballo sul tamburo (genere dell’ampia famiglia della tarantella, diffusa in Campania intorno all’area vesuviana; sono stati individuate sinora 3-4 sub-generi tipologici diversi del ballo sul tamburo: quello domiziano (con forte corrispondenza tra repertorio sonoro e musicale), quello vesuviano (ancora ben tenuto e strutturato), quello lattaro (tendente alla “vutata” in direzione oraria) e quello sarnese-nocerino (in stato di avanzata corruzione). [Vedi pagina specifica su questo stesso sito: www.tammurriata.it]).
  • Tammurriate (che ancora creano atmosfere estatico dionisiache mentre celebrano riti legati alla Madonna in un intreccio sincretico tipico della religiosità meridionale)
  • Mascherada (danza tipica del Serinense, in provincia d’Avellino, racconto carnevalesco in musica e ballo, di una disavventura di Pulcinella rappresentata nello spettacolo della “Zeza”)
  • Tarantella di MonMomenti di vitarano (ballata per tre giorni accompagna la vita e la morte di Carnevale)
  • Pastorale
Sicilia
  • Ballittu (Ha molte analogie con la più ampia famiglia della tarantella meridionale; veniva eseguito nella maggior parte dei casi in coppia mista e non; numerose le varianti locali, alcune anche in forma legata e molto “girata” (pirullè), così come vasto è il repertorio musicale riferibile a lu ballittu)
  • Nuziale chiavu
  • Lu diavulecchiu (girotondo)
  • La puliciusa (tarantella)
  • La fasola
Veneto
  • Veneziana (danza cantata di origine rinascimentale, che prende nome dalla figura femminile veneziana che ne è la protagonista; l’epicentro di diffusione sembra essere stato la Toscana; si ballava in quattro, con due coppie miste
Emilia Romagna
  • Vinchia (danza in cerchio documentata sulla riviera romagnola, ma già nota nei primi decenni del XX sec. in Friuli; di probabile origini austro-ungarica, si presenta come danza in cerchio con intermezzo di gesti o battiti ritmati)
Basilicata
  • Ballo con la falce
  • Ballo con la croccia
  • Tarantella con la cinta
Puglia
  • Pizzica pizzica e pizzica scherma (dal Salento a tutto il Barese, dal Materano all’area ionica della Basilicata era diffuso sino all’ultima Politica e lotte sociali il nome della pizzica pizzica per indicare un ballo vivace di coppia che affiancava o talvolta si confondeva con la tarantella stessa; legata al rituale terapeutico del tarantismo, la pizzica pizzica compare come termine coreutico nelle fonti solo dai primi anni del XIX sec.; oggi la pratica viva nelle forme originali del ballo è quasi del tutto estinta; dal punto di vista morfologico i diversi documenti video raccolti grazie alla riesecuzione degli anziani, legano la pizzica pizzica al un più ampio sottogruppo apulo-lucano della tarantella meridionale; un tempo il ballo prevedeva anche l’invito con la consegna del fazzoletto; dalla seconda metà degli anni ’90 nel Salento leccese alcuni operatori hanno diffuso una neo-pizzica totalmente difforme dalle strutture e dallo stile esecutivo della tradizione, vendendola come ballo DOC; un mercato di nicchia prevalentemente giovanile lo ha recepito come una sorta di nuovo mito “alternativo” insieme ad un senso di fascinazione collettiva prodotta dalla riscoperta del fenomeno del tarantismo; nel Leccese, nel Brindisino e nel Tarantino si pratica da parte di soli uomini la forma duellata della pizzica, detta appunto pizzica scherma o schermata; vi sono modi diversi di schermare e gli schermitori sono spesso legati al mondo carcerario e rom stanziale [Vedi pagina specifica su questo stesso sito: www.taranta.it/pizzica])
  • La Pizzica d’Amore (detta anche Minore o Pizzicarella, ballata insieme alla danza delle spade, ballo di corteggiamento e di sfida: sia maschile, con la lotta dei coltelli definiti “spade”, sia femminile)
  • La Pizzica Tarantata (danza musicoterapeutica, con radici nella cultura araba, utilizzata per la guarigione dai morsi delle Tarantole e dei serpenti, ma anche per la cura di qualsiasi malessere e squilibrio di tipo psicologico mascherato dietro la puntura dei suddetti animali)
Sardegna
  • Ballu tundu (forma coreografica dominante nell’antichità e largamente testimoniato nel Medioevo siono al Rinascimento, trova oggi piena legittimazione soprattutto in Sardegna, dove esistono numerose varianti modulari con diverse denominazioni: passu, passu torrau, dillu, dantza, bicchiri, tsoppu, ecc.; su ballu tundu tende negli ultimi decenni spesso ad aprirsi e a “mostrarsi” all’esterno; probabilmente questa “rottura” del cerchio è stimolata anche dalla sempre più frequente spettacolarizzazione dei tanti gruppi folkloristici, per i quali l’introversismo del ballo esclude lo sguardo dello spettatore dalla scena madre dello spazio coreutico); [Vedi pagina specifica su questo stesso sito: www.ballutundu.it].)
  • Ballu sardu
  • Su ballu tondu
  • Cantu a ghiterra
  • Lo pipiolu
Piemonte
  • Corrente (ballo già presente in ambito nobile tra XVII e XVIII sec., è attestato soprattutto in area piemontese, dove si manifesta più diffusamente come ballo a più coppie miste)
  • La Monferrina (la più nota ballata piemontese)
Calabria
  • Tarantelle
  • Pizziche
  • Tammurriate
  • La Tarantella Calabrese o Viddanedda (di origine magnogreca, con le sue coreografie circolari scandite dai comandi del capoballo)
  • Tarantella du Pollino (sicuramente la danza che più rappresenta l’armonia, la forza, la vivacità: elementi che trapelano con forza nella nostra cultura. Questa tarantella veniva e viene ancora danzata nel nostro piccolo e caloroso borgo. Mormanno è al centro del Parco Nazionale del Pollino: la montagna, la cultura montana, gli esclusivi panorami fanno si che la tradizione rimanesse viva e soprattutto venisse tutelata da influenze esterne. Questo ha determinato una vera e propria specializzazione e differenziazione dei vari balli e canti per ogni singolo paese appartenente all’area del Pollino; il moto ellittico e circolare che viene creato durante la danza descrive l’inizio e la fine di ogni cosa, danza che “racchiude in se la perfezione cosmica”)
  • Quadriglia (forse uno dei balli più conosciuti in tutto il mondo, una danza ricca di figure, di immagini; si ballava la quadriglia soprattutto in occasione dei matrimoni; una curiosità: allora la musica era solo dal vivo chi non aveva amici che sapessero intrattenere, dovevano far riferimento a veri e proprie orchestrine; l’onere renumerativo veniva e doveva essere integralmente coperto dal “cumpari” (il testimone alle nozze), il quale tra le altre cose doveva “comandare la danza”)
  • Fagona (tarantella particolare che veniva celebrata in occasione della festa di San Giuseppe , il 19 Marzo di ogni anno; la tradizione vuole che ogni “vicinanzu” in occasione di questo santo giorno i bambini si recassero la mattina presto a raccogliere il pane benedetto presso le famiglie devote; la bontà delle famiglie devote al santo non si fermava solo a questa dispensa di pane benedetto, ma faceva in modo che chiunque poteva anzi direi doveva recarsi a pranzo presso le stesse; si trattava di un pranzo particolare, ricco di vita, tradizione, ma soprattutto di amore verso il prossimo; di solito i commensali avevano la possibilità di poter degustare le seguenti pietanze: “fasuli russi n’dra pignata” (fagioli borlotti cotti in apposite pentole di creta dette Pignate), “laganu cu ciciri” (una speciale pasta tipica di Mormanno condita con degli ottimi ceci coltivati in località Pantano) e “baccalà frittu” (baccalà fritto); nel mese precedente i ragazzi del rione del paese, avevano un arduo compito cercare di raccogliere un quantitativo di legna tale da poter innalzare per quella data un bellissimo falò in onore del santo; sul far della sera ogni persona che voleva poteva festeggiare ballando questa danza attorno al falò, fino a tarda notte)
  • Scholtz (durante la lunga vita di Mormanno si sono succedute varie popolazioni a partire dai Longobardi, i Basiliani, i Normanni, gli Spagnoli Angioni e Aragonesi, I Francesi ecc.; ognuno di questi ha lasciato una forte impronta nella cultura del popolo di Mormanno, questa danza nè è la conferma: un Minuetto di origine francese, veniva danzato nelle case dei signori per celebrare il rito del fidanzamento)
 Marche
  • Saltarello
Lazio
  • Stornello o ritornello
  • Lavanderina (nelle regioni appartenenti all’ex Stato della Chiesa era diffuso fino ad alcuni decenni or sono un ballo detto, secondo i luoghi, lavanderina, lavandera, lavandara, ballo della lavandaia o ballo del fazzoletto; si tratta di un antico ballo pantomimico a carattere narrativo e rappresentativo, di larga diffusione in Europa sin dal tardo Medioevo; citato già come branle des lavandères da Thoinot Arbeau nel sec. XV in Francia, questo tipo di danza doveva avere una larga diffusione in tutta la penisola; nel secolo scorso il Belli citava questa danza insieme al saltarello come uno dei balli più usati nella Roma popolare; esiste tuttora una diffusa trasformazione ludica come canto e gioco di bambini col nome di “la bella lavanderina”; mentre alcune versioni prevedevano un dialogo cantato e mimato fra un uomo ed una lavandaia, nel quale traspariva come aspetto predominante il corteggiamento, le versioni romagnole finora emerse dalle descrizioni mnemoniche avevano perso il testo dialogato e si presentavano in forme influenzate dalla manfrina o dalla quadriglia)
  • Saltarello
Abruzzo
  • Saltarella
Valle d’Aosta
  • Montagnes valdôtaines, Voici venir la nuit (?)
Friuli Venezia Giulia
  • La Furlana o friulana
Toscana
  • Sor Cesare (mazurka figurata della seconda metà del secolo scorso, nata probabilmente in Toscana da una canzone narrativa, che riprendeva un fatto di cronaca rosa fra Cesare Bon-Bon e una certa Nina; la canzone fu diffusa dai cantastorie sulle piazze durante le fiere, mediante la vendita di foglietti volanti)
  • Veneziana (danza cantata di origine rinascimentale, che prende nome dalla figura femminile veneziana che ne è la protagonista; l’epicentro di diffusione sembra essere stato la Toscana; si ballava in quattro, con due coppie miste)