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Selfish, secondo lavoro dei Kitchen Implosion

Valsesiani dall’anima punk, cultori delle radici musicali dal Monviso alle Langhe passando per le colline novaresi, hanno messo in cantiere un album ibrido, scritto e cantato in inglese e piemontese. Hanno mescolato brani tradizionali cuneesi e suoni del carnevale di Ivrea, fisarmoniche, cornamuse e batteria elettronica, influenze occitane e arrangiamenti rock: ne è nato «Selfish», il secondo album indipendente dei Kitchen Implosion: il live di presentazione venerdì 6 Novembre, dopo le 22 sul palco della Casa di Paglia di Fontaneto d’Agogna.

E’ la prima tappa di un tour che porterà Lorenzo Prealoni (voce), Marco Negro (chitarre), Massimo Losito (fisarmonica) e Paolo Pretti (basso) da Lecco a Firenze, Pistoia, Trieste e Prato, per finire in provincia di Livorno. Il percorso musicale parte da lontano: «Abbiamo iniziato a fare musica irlandese negli anni Novanta, passando poi a un repertorio popolare piemontese, tra folk e rock, con il gruppo In the kitchen, sciolto nel 2000» racconta Lorenzo Prealoni.

Con Massimo Losito, si sono dedicati alla musica popolare piemontese e francese, ai repertori occitani, fino a riprendere in mano nel 2013 il vecchio progetto di «In the kitchen» dandogli un’impronta più punk: «Sono nati i Kitchen Implosion e questo è il nostro secondo album, rigorosamente autoprodotto e indipendente come da tradizione punk».

Tra gli ospiti dell’album anche Sarah Leo a violino e cori, tra le curiosità la scelta della batteria elettronica invece di quella «tradizionale». Senza prendersi troppo sul serio: «Nelle 14 tracce c’è un po’ di tutto, cover di canzoni popolari riarrangiate, nostre composizioni in inglese o piemontese, per rimanere alla tradizione a cui siamo legati – anticipa la voce della band -. Raccontiamo storie vere, cercando di staccarci allo stereotipo che lega la canzone popolare al clima da osteria. Parliamo della mancanza di lavoro, delle difficoltà quotidiane, l’alienazione nei paesi dove l’individualismo ha preso il posto dello spirito di comunità di un tempo. Tutto senza dimenticare la nostra impronta ironica».





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