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Riti e credenze nella cultura marinaresca di Tropea: il documentario firmato dal Gruppo Folk

Riti e credenze nella cultura marinaresca di Tropea: il documentario firmato dal Gruppo Folk

 

Il documentario vincitore del primo premio nell'ambito del concorso del documentario etnografico durante "Il fanciullo e il folklore",  dal titolo “Riti e credenze nella cultura marinaresca di Tropea”, è nato dalla regia del presidente del Gruppo Folk “Città di Tropea” Andrea Addolorato e dello storico e archeologo tropeano Dario Godano, ed è stato presentato in anteprima lo scorso 29 Aprile.

Tale documentario girato e montato da Nicola Marco Lorenzo e con la voce narrante dell’attore Saverio Rombolà, mette in risalto alcune peculiarità del mondo devozionale dei pescatori di Tropea. “Si è voluto far narrare – spiega una nota – direttamente ai pescatori, ultimi testimoni di una cultura esclusivamente agrafa, alcune loro usanze connesse ai temi religiosi come la processione della Madonna dell’Isola che si svolge nel mare di Tropea ogni 15 agosto oltre che alcuni riti “apotropaici” legati alla credenza del malocchio praticati da donne anziane, anch’esse presenti nel documentario, conoscitrici di antiche preghiere e amuleti per ottenere la purificazione da influenze negative. Queste riprese tendono a conservare per i posteri la testimonianza di una cultura che si sta via via estinguendo a causa della moderna società dei consumi e alla perdita di quei valori umili e semplici che hanno da sempre contraddistinto la gente del mare di Tropea”.

A raccontare l’attività della pesca e della lavorazione degli strumenti è il pescatore Gaetano Di Marzo (detto Zaino), che spiega i nomi e le caratteristiche dei venti marini e dei fenomeni atmosferici tipici della zona, come la cosiddetta “cuda’rattu” ossia la tromba marina (simile appunto a una coda di topo), alla quale erano destinati antichi rituali, tramandati di generazione in generazione nel giorno di Natale, destinati a “spezzarla”.

Una grande fonte di informazioni e aneddoti utili alla migliore riuscita di questo documentario la si è ricavata dagli studi dell’etnografo Giuseppe Chiapparo, testimone di un amore immenso e ancora pulsante per la storia del popolo tropeano.



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