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Barberia, barba, capiddi e mandulinu: la musica delle barberie siciliane in scena

 

Barberia, barba, capiddi e mandulinu: la musica delle barberie siciliane in scena

Da “Musica dei saloni” a “Barberia, barba, capiddi e mandulinu”. Grande successo della Compagnia di Canto Popolare Favarese e dell’attore Massimo Venturiello  che portano lo spettacolo già da qualche anno in tour nei più importanti teatri italiani.

Fino a pochi decenni fa dentro le “sale da barba” c’era un mondo diverso che gli anni e le “mode” hanno modificato. Basta pensare che ogni sera dentro i saloni clienti e barbieri suonavano diversi strumenti.

 

 

Per non far cancellare dai ricordi quel fantastico mondo il musicista Maurizio Piscopo, favarese d’origine da tanti anni insegnante a Palermo, ha voluto coinvolgere scrittori e giornalisti famosi come Andrea Cammilleri, Gaetano Savatteri, Matteo Collura ed anche alcuni scrittori locali come Antonio Liotta, Carmelo Vetro, Antonio Patti, Lillo Zarcone e Giuseppe Giudice. Pochi anni fa la ricerca ha dato alle stampe “Musica dai Saloni. Suoni e memorie dei barbieri di Sicilia” (edito da Nuova Ipsa Editore), con un cd allegato che ripropone le tradizionali musiche suonate proprio nelle sale da barba. Adesso la ricerca musicale portata avanti dalla Compagnia di Musica Popolare di Favara è diventata base sonora di “Barberia, barba capiddi e mandulinu!”, un lavoro di Gianni Clementi e che vede protagonista Massimo Venturiello (che è anche il regista) in un monologo che si gusta tutto di un fiato. Il tutto contrappuntato da una deliziosa “orchestra da barba”, composta da Maurizio Piscopo, Giuseppe Calabrese, Mimmo Pontillo, Nino Nobile e Pasquale Augello.

 

 

 

Ambientato in una Sicilia d’altri tempi racconta senza mai cadere nei luoghi comuni la storia “du varveri” (il barbiere), della sua esperienza da emigrante a New York, del suo ritorno, per motivi oscuri, in Sicilia, della sua bottega popolata da personaggi depositari di una cultura antica, narratori eccezionali, anziani cantastorie, picciotti malinconici. Ad accompagnare il barbiere nel suo racconto una piccola orchestra di autentici vecchi barbieri siciliani che con un tamburello, un mandolino e una fisarmonica abbandonati in un angolo della barberia danno vita a melodie istintive, ritmi quasi tribali. E queste note non appuntano solo la vita “du varveri” ma raccontano soprattutto, a metà tra una storia di Andrea Camilleri e le atmosfere di Buena Vista Social Club, le passioni di un popolo e di una terra; raccontano di sole, arance rosse, zagare, ricotta, tonnare ma anche di malaffare, sangue, donne piangenti vestite di nero. Senza dimenticare in fondo che “Barberia” è la storia di un barbiere, e un barbiere che si rispetti è il custode di mille segreti e la spia per eccellenza.

 



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