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Musica PopoIare ltaIiana

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“The connections between the popular music and the singer-songwriters’ songs” by Elvio Rocchi

We are going to propose an interesting article by Elvio Rocchi, our musician active in Colombia, dedicated to our music, that explains some basic concepts, as the relation among pizzica and tarantella and the tarantula's bite and that tells the Jewish origin of "Alla fiera dell'est".

Elvio made a concert last week in Bogotà named "Musica Popolare Italiana" dedicated to our tradition's music, a kind of trip beginning from the traditional songs and ending to the author music, with Fabrizio De André, Angelo Branduardi and others' songs. In the following article, drawn from his blog Spiragli di Luce , Elvio explains in detail what was his concert's path and what's behind his selection:

"In scaletta, il mio grande maestro Fabrizio De André, ma anche tante altre chicche prese qua e là: brani di Francesco De Gregori e Angelo Branduardi, le canzoni popolari riscoperte da Eugenio Bennato ed un brano poco conosciuto di Italo Calvino, il quale, anche se il fatto non è molto noto, si cimentò pure nello scrivere canzoni.

Cosa hanno in comune la musica delle tradizione e le canzoni dei cantautori?

A mio avviso le similitudini sono molteplici: la musica popolare trova nella ripetizione una delle sue caratteristiche principali, e la canzone d’autore pure. Non va dimenticato che le canzoni tradizionali (in tutto il globo) hanno sempre svolto una funzione rituale, che in alcune occasioni aveva la funzione di celebrare delle festività, in altre quella di operare dei veri e propri rituali di guarigione ed in altre ancora quello di portare i partecipanti ad una sorta di trance che li poteva connettere con il divino, concetto espresso da Battiato (ci sarà anche lui nella scaletta?) in “Voglio vederti danzare”:

“Nei ritmi ossessivi, la chiave dei riti tribali

regni di sciamani e suonatori zingari ribelli”

Il ritmo “ossessivo” può infatti produrre l’effetto di cui tanto ho parlato in questo blog: spegnere la mente e connettere con un livello di percezione superiore.

Mi incuriosisce anche come sia la musica popolare che quella dei cantautori si occupi di raccontare storie. Chi conosce Vecchioni, Guccini, Branduardi, ma anche Bennato, Lucio Dalla, Fossati, Venditti e tutta questa allegra compagnia di grandissimi artisti, sa che oltre alle bellissime musiche, questi brani sono caratterizzati da splendidi racconti che si ascolterebbero volentieri anche se non fossero accompagnati dalla musica. Provate a pensare a Bocca di Rosa di De André o a Samarcanda di Vecchioni: a chi non piacerebbe ascoltarle narrate come una storia attorno al camino?

Quando ho iniziato a scrivere questo spiraglio pensavo di dare la notiza del concerto e fermarmi lì. Adesso però mi sto appassionando, perché le canzoni che vorrei fare sono tante e le storie da raccontare pure. Branduardi fece un intero album dedicato a San Francesco d’Assisi… mi verrebbe voglia di inserire non una bensí tutte le canzoni del disco nel concerto…ma ovviamente non si può. E se penso a San Francesco mi viene anche la bellissima Fratello sole, sorella luna nella versione del cantautore Claudio Baglioni. Eh già, ci vorrebbe una scaletta di quattro ore e mezzo.

Tornando a Branduardi, una canzone che sicuramente sarà presente è Alla fiera dell’est.

Questo bellissimo brano datato 1976 è basato su un antico canto ebraico, canto per il Seder di Pesach, la cena della Pasqua ebraica. Nel brano originale non si tratta di un topolino bensí di un capretto e la sequenza delle strofe rappresenta in realtà il susseguirsi della storia del popolo ebraico tra le varie dominazioni, schiavitù e liberazioni. Il gatto rappresenterebbe infatti il regno di Babilonia e il cane l’Egitto. Il bastone che “picchia il cane” sarebbe il bastone di Mosé con cui apre le acque del Mar Rosso (in cui gli egiziani rimangono sommersi) il fuoco (che “bruciò il bastone”) e l’acqua (che “spense il fuoco”) rappresentano i successivi regni di Nabuccodonosor prima e di Persia e Media poi. Il toro rappresenta la cultura greca e il macellaio quella romana che pose fine alla cività ellenica. Può essere interessante citare che, nel 1989, la cantautrice israeliana Chava Alberstein, in polemica con la politica estera dello stato di Israele fece una sua versione del canto tradizionale in cui inserí tra anche l’occupazione della Cisgiordania e della Striscia di Gaza. Provate ad ascoltare la musica e guardate se non vi ricorda qualcosa.

L’ultima canzone di cui voglio parlare è riturnella, vocabolo calabrese che in italiano significa rondine. La rondine è un’animale che migra, quindi se ne va e poi ritorna (appunto, riturnella) e in più di una canzone popolare del nostro sud è utilizzata come simbolo dell’amante lontano e dell’amata che attende il suo ritorno.

Molte canzoni popolari hanno seguito la tradizione orale, il passaggio da bocca a bocca, rischiando di perdersi nell’epoca contemporanea. Così non è stato per questo bel canto, trascritto la prima volta dall’etnomusicologo Antonello Ricci, che la sentì cantare da una anziana signora di Cirò, Mariangela Pirito, detta Za Manciulita. La canzone venne poi ripresa da Eugenio Bennato che la pubblicò nel 1978, rendendola famosa e salvandola (forse) da un oblio a cui pareva tristemente destinata.

Vi lascio con la mia versione di “Prospettiva Nevski” di Franco Battiato:



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