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La Leggenda dei Violini di Santa Vittoria

La Leggenda dei Violini di Santa Vittoria

Nei primi decenni dell'Ottocento si diffondono nelle campagne emiliane nuovi balli di origine popolare. Sono il valzer, la mazurca, la polca. Musiche che arrivano da lontano e che subito si diffondono innestando le loro melodie, i ritmi, e soprattutto un nuovo modo di fare musica, sul tronco di una cultura arcaica e contadina. Nasce il liscio e a Santa Vittoria di Gualtieri (RE) questa nuova tradizione musicale prende la forma di un fenomeno unico nel suo genere. Si suona con gli strumenti ad arco, in piccoli gruppi orchestrali di cinque elementi che prendono vita quasi in ogni famiglia. A fine Ottocento questo piccolo borgo assume i contorni della leggenda, diventando nell’immaginazione degli uomini della bassa il paese dei Cento Violini.

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I Violini di Santa Vittoria sono gli unici rappresentanti di questa memoria musicale. Nascono nel 2001, come parte musicale di un più ampio progetto di recupero storico del ballo liscio reggiano.

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I VIOLINI DI SANTA VITTORIA sono una formazione che ricalca fedelmente il Concerto di Violini, l’organico tipico vittoriese dalle sonorità uniche composto da tre violini, una viola, e il contrabbasso. La maggior parte delle musiche eseguite, tutte originali, appartengono alla famiglia Bagnoli, una delle più importanti e rappresentative della storia di Santa Vittoria. Sono valzer, mazurche, polche, tanghi, e onestep, scritti tra gli anni venti e trenta del Novecento, ricostruiti come testimonianza del gusto musicale di un’epoca. Un lavoro di arrangiamento che è servito a ridar vita a musiche dimenticate, nel rispetto della loro originaria freschezza. Lo spettacolo si arricchisce anche di un tessuto narrativo che introduce e accompagna passo passo lo spettatore all’interno della vicenda storica. In una sorta di omaggio ai filò di stalla viene snodata la memoria di una terra che non è soltanto uno spazio geografico ma anche e soprattutto un pezzo di cultura del nostro Paese.

 

 

DENOMINAZIONE DI ORIGINE POPOLARE, La vera o presunta storia dei Violini di Santa Vittoria è un film documentario di Nico Guidetti con I Violini di Santa Vittoria:

Davide Bizzarri violino | Orfeo Bossini violino | Roberto Mattioli violino

Ciro Chiapponi viola | Fabio Uliano Grasselli contrabbasso

Il documentario racconta la genesi dello spettacolo omonimo dei Violini Di Santa Vittoria, e segue a qualche mese di distanza la pubblicazione del disco dal vivo che ne raccoglie la registrazione.

 

https://vimeo.com/144103884

 

Tra realtà e leggenda. La Leggenda vuole che a Santa Vittoria di Gualtieri, piccola frazione sperduta nella pianura, in quella fetta della Bassa reggiana che si affaccia sul Po, a fine Ottocento, su circa 500 abitanti esistessero più di 10 orchestre da ballo. Il che suona strano se pensiamo che allora quasi tutti gli abitanti di quel paese erano poveri braccianti costretti a una vita di stenti e fatiche, a inseguire i lavori agricoli al ritmo delle stagioni, o spesso a emigrare lontano per non morire di fame. In realtà, la musica ha da sempre accompagnato le fatiche degli uomini più poveri. E il violino, strumento popolare per eccellenza, era diffuso nelle campagne da sempre. Ma la particolarità dei braccianti di Santa Vittoria è che a un certo punto molti di loro capirono che suonare poteva essere non solo uno svago, per dimenticare le fatiche della giornata, ma un vero e proprio mestiere con il quale riscattarsi e conquistare finalmente la libertà.

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A Santa Vittoria erano quindi quasi tutti braccianti, gente che lavorava la terra senza possederla, perché la terra apparteneva tutta al conte Greppi, grande proprietario terriero milanese che dall’alto del suo sontuoso palazzo dispensava lavoro ai poveri braccianti di turno. Tutto questo andò avanti così finché a fine ‘800, sull’onda delle idee socialiste, proprio a Santa Vittoria cominciarono a sorgere le prime cooperative. E la prima in assoluto ovviamente, nel 1890, non poteva che essere quella dei braccianti, poi confluita in quella cooperativa agricola che nel 1911 si ingrandì a tal punto da riuscire ad acquistare Palazzo Greppi e a farne la propria sede. I braccianti, così, oltre ad avere qualche soldo in più, si ritrovarono a godere anche un po’ di quel tempo libero dal lavoro che fino ad allora avevano solo sognato: e il tempo libero consentiva di organizzare feste e serate dove si suonava e si ballava. Fu proprio allora che ad alcuni di loro venne un’idea geniale: cercare il proprio riscatto dalla comunque misera condizione di braccianti attraverso la musica. Impararono a suonare il violino e a comporre musica da ballo, e si organizzarono ben presto in piccole orchestre, spesso composte da membri della stessa famiglia (le più importanti furono quelle dei Bagnoli e dei Carpi), pagate per suonare alle feste di paese. A Santa Vittoria si affermò così un liscio suonato dagli “archi”, perché tale era la formazione tipica di queste orchestre di 5 elementi: tre violini, una viola e un contrabbasso.

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Da alcuni anni il gruppo dei Violini di Santa Vittoria (rigorosamente nella formazione classica di tre violini, viola e contrabbasso) fa conoscere al mondo la musica (rivista e aggiornata) del liscio tradizionale vittoriese, attraverso dischi e concerti. “Denominazione di Origine Popolare” racconta la genesi dell’omonimo, ultimo spettacolo del gruppo e la lavorazione del relativo disco. Uno spettacolo che, per la prima volta, alterna all’esecuzione dei brani di quella tradizione, parti narrative, ora ironiche ora tragiche, in cui si racconta la storia dei violinisti braccianti
di Santa Vittoria. Il racconto della genesi di questo spettacolo diventa così pretesto e occasione per raccontare, anche attraverso la memoria degli eredi di quelle famiglie, questa piccola grande epopea di musica e lavoro, estenuante fatica nei campi e ricerca spasmodica di riscatto e libertà.

 



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