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Vesevus, il nuovo album di Solis String Quartet

Vesevus, il nuovo album di Solis String Quartet

Si intitola Vesevus, ma l’hanno appena presentato dal vivo sui conetti vulcanici di Pollena Trocchia, nell’ambito di «Pomigliano jazz». È il nuovo album diviso dal Solis String Quartet (Sud Music/Egea) con Luca Aquino e Gianluca Brugnano. Da una parte c’è il repertorio napoletano del Cinquecento e del Seicento, dall’altro la volontà di rileggerlo rispettandone le melodie, ma aggiornandone armonie e ritmi con gusto di derivazione di volta in volta jazzistico, folk, cameristico e contemporaneo. Anzi, il meglio arriva quando tutti i linguaggi sono così fusi da impedire una definizione di genere.
L’album è strumentale, ma restituisce a un canzoniere, celebre e non, una dignità esecutiva che per la prima volta può fare a meno anche dei mattatori vocali a cui finora è stato affidato. Gli archi del Solis sono aggressivi, il suo controcanto ha dentro la storia del jazz, ma anche della canzone napoletana, del folk revival, della produzione colta del secolo scorso.
Madrigali, villanelle, villotte, villanesche e ballate subiscono lo stesso, vivificante, trattamento. Il progetto Vesevus, infatti, raccoglie eccellenze strumentali campane intorno a uno scrigno di tesori glocal.

«Vesevus per noi è l’ennesimo atto d’amore verso la nostra città e cultura», spiega Morrone, portavoce del Solis: «Portiamo così dentro le nostre radici che, quando non siamo distratti da lavori per/con altri artisti, finiamo sempre per ripartire da quel crogiuolo di note ed emozioni. Abbiamo messo in piedi una formazione atipica, abbiamo rinunciato all’uso della voce dopo aver fatto cantare in napoletano tutti, da Noa a Baglioni. Abbiamo lavorato con la consapevolezza di inserirci in un solco tracciato da altri: come tutti, partiamo dalla lezione di Roberto De Simone e dall’ascolto della Nuova Compagnia di Canto Popolare, ma poi abbiamo lavorato a memoria, non volendo fare un discorso filologico. La tradizione nei musei sa di muffa, va rinnovata perché sia viva. E le prime risposte dal vivo ci dicono che questo gruppo può guardare a traguardi internazionali, facendosi spazio nei festival jazz, nelle stagioni classiche, magari anche in contenitori mainstream o quasi», conclude il violista.



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