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Un nome, una canzone – Dedica a Giovanni

Un nome, una canzone - Dedica a Giovanni

 

 

Giovanni deriva dal nome ebraico יוֹחָנָן (Yochanan), forma abbreviata di יהוחנן (Yehōchānān), grecizzato come Ἰωάννης (Ioannes) e passato in latino come Joannes e poi Johannes; è composto da Yehō- (o Yah, abbreviazione di Yahweh, che è il nome di Dio nella tradizione ebraica) e da chānān (o hanan, dalla stessa radice di Anna, che significa "ebbe misericordia", o "ebbe grazia" o "fu misericordioso"): il significato complessivo può essere interpretato come "YHWH è misericordioso", "YHWH ha favorito", forse in riferimento alla nascita di un figlio lungamente atteso.

Si tratta di un nome biblico, portato da due importanti personaggi neotestamentari a cui deve la sua iniziale fortuna: Giovanni il Battista, profeta considerato precursore di Gesù, e Giovanni, uno degli apostoli che è considerato anche l'autore del Vangelo di Giovanni e dell'Apocalisse.

Grazie ad essi il nome venne adottato già dai primi cristiani; inizialmente conobbe più diffusione nell'Oriente cristiano, in particolare a Bisanzio (dove venne portato da otto imperatori bizantini); cominciò ad essere usato comunemente anche in Europa occidentale dopo la prima crociata, ottenendo grande popolarità e finendo per essere portato da numerosissime importanti figure storiche, culturali e religiose, inclusi papi e sovrani.

In Italia, secondo dati raccolti, è il quinto nome per diffusione; è ben attestato in tutte le regioni. Da Giovanni e dalle sue varianti derivano numerosi cognomi patronimici italiani.

Giovanni, telegrafista di Enzo Jannacci è un brano uscito nel 1968. Il testo parla di uno dei tanti personaggi umili, emarginati e sconfitti delle canzoni del cantautore milanese. In questo caso si parla di un impiegato addetto al telegrafo di una piccola stazione ferroviaria. Il modesto lavoratore non ha ambizioni particolari, se non quella di iniziare una relazione amorosa con Alba: una bella ragazza che frequenta la stazione e che, improvvisamente, non si vede più alla stazione, lasciandolo in un profondo stato di desolazione e di angoscia. Dopo aver fatto molte ricerche Giovanni scopre che Alba si è sposata in una grande città, probabilmente con un uomo molto ricco. Il risultato di tale scoperta provoca, nel telegrafista, un dolore e uno sconforto incomparabili, non è capace di pronunciar alcuna parola, ma scrive, col telegrafo, una frase breve, interrotta: "Alba, è urgente...".



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