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Musica Popolare Italiana

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The dance with the sickle, a lucanian tradition

Basilicata region has a folkloristic- musical patrimony unbelievably rich. It gathers past and memories of a surprising antiquity, thanks to its bucolic and obstinately preservative culture.

The dance with the sickle is now present into various lucanian villages: Viggianello, S. Giorgio, Episcopia, S. Paolo Albanese.

The used instruments are the zampogna and the ciaramella, they play dance musics attributable to the tarantella local model; the dance however, having a ritual feature, doesn't show inflexible steps and choreographic movements.

La Basilicata ha un patrimonio folkloristico-musicale incredibilmente ricco dovuto anche ad influenze pugliesi, calabresi e campane. Raccoglie vissuti e memorie di una antichità sorprendente, grazie alla sua cultura agropastorale ostinatamente conservativa.

L’arpa di Viaggiano, la zampogna, il ballo con la falce, il ballo con la croccia, la tarantella con la cinta, balli in chiesa e forme particolari di ritualità religiosa popolare.

Altri balli rinvenuti in diversi centri della Basilicata, ma ormai sostituiti da tarantelle, polke e valzer sono “la tacchiatina” (eseguita in coppia e documentata in val d’Agri), “la polka fiorata” (sviluppatasi in diverse zone rurali, eseguita in coppie miste con numerose “varianti” figurate), “lu picche e pale” risalente alla zona di Baragiano e Piperno e detto anche “passetto” (antica danza professionale per numerose coppie).

Il ballo con la falce è presente oggi in vari paesi della Basilicata: Viggianello, S. Giorgio, Episcopia, S. Paolo Albanese.

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Gli strumenti utilizzati sono la zampogna e la ciaramella, strumenti assai radicati nella tradizione di S. Paolo Albanese. Gli strumenti eseguono musiche da danza riconducibili al modello locale della tarantella; la danza tuttavia, avendo un carattere di tipo rituale, non presenta passi e movimenti coreografici rigorosi.

La festa patronale di S. Rocco, a S. Paolo Albanese, il 16 agosto, rappresenta un’occasione in cui è possibile oggi assistere al ballo rituale con la falce. Esso è stato peraltro fortemente ripreso in funzione negli ultimi anni, grazie  anche all’impegno dei suonatori di zampogne di S. Costantino  di recarsi tutti gli anni a suonare alla festa.
Il rito si svolge in occasione della processione di S. Rocco, che ha luogo la mattina del 16, dopo la celebrazione liturgica secondo il rito bizantino; alla festa religiosa si presenta dunque abbinato anche il momento profano della festa del raccolto.

Vi è la presenza della bica di grano, himunea, portata in processione davanti alla statua del santo, e di tre danzatori: due con la falce, drapri, e uno con un covone, dhumati. Il danzatore col covone scappa davanti e viene inseguito dagli altri due con movimenti assai aggressivi, che si stemperano talvolta in veri e propri momenti di danza. Chi taglia l’ultimo covone appare come il ‘responsabile’ del furto del grano subito dalla natura e come tale deve espiare.

Ogni anno la terza domenica di agosto, nella frazione Pedali, il pellegrinaggio in onore della Madonna del Carmelo di Viggianello si svolge tra devozione e tradizione.
Il rito è legato ai raccolti del grano e alla fertilità dei campi e, proprio in onore della Madonna, le donne del paese che partecipano ai festeggiamenti, entrando in chiesa, indossano i "cirii", fasci di spighe in legno ricoperti di grano, alcuni sapientemente decorati con nastri colorati, altri, di dimensioni più grandi, a cui si appendono animali di allevamento.

Al percorso dei cirii si accompagna il singolare e tradizionale rituale del “ballo con la falce”, una danza a carattere pantomimico, che si fa risalire a pratiche pre-cristiane legate al culto di Giunone, e l'asta dei doni con il vecchio strillone che fa il giro della piazza chiedendo la questua ai presenti e costituisce un forte richiamo a comportamenti legati alla terra e alle antiche comunità rurali.

I festeggiamenti cominciano già qualche giorno prima della data prestabilita con una serie di preparativi. I devoti, dal giovedì e venerdì antecedenti alla domenica di festa, si riuniscono per ornare i cirii, le cinte e la meta. Il venerdì pomeriggio, al termine di questa preparazione, si festeggia con la musica al suono di organetti e tamburelli. Nel frattempo, venerdì e sabato mattina, i componenti del Comitato festa girano per le frazioni a raccogliere dai fedeli il grano e gli animali che saranno messi all'asta in piazza il sabato sera: vengono offerti galline, conigli, anatre, colombi e ghiri che saranno utilizzati per ornare la meta.

Intorno alle ore 15,00 del sabato, i cirii, le cinte e la meta partono da località Pezzo la Corte per raggiungere la Piazza San Francesco di Paola a Gallizzi dove vengono benedetti. Lungo il tragitto, anziani, vestiti come era uso un tempo per la mietitura, con fauci, vantera e cannieddi - falce, mantello di tela e protezioni di legno per le dita - al suono di zampogne, organetti e tamburelli mimano l'antica danza del falcetto. Alle ore 18,00 le donne iniziano, al ritmo della tarantella, la danza con i cirii, tenendo in bilico con grande maestria i cirii sul capo. Terminata la danza, ha inizio l'asta detta anche incanto: un battitore, con voce imponente, sollecita i presenti all'acquisto dei doni e del grano offerti dalla popolazione.

La festa religiosa comincia al mattino della domenica con la messa e prosegue nel pomeriggio con la processione. La statua della Vergine viene rimossa dalla chiesa ove è custodita e posta su un tavolo intorno al quale i devoti danzano con i cirii, esprimendo con andamento ripetitivo la "figura del 'cerchio magico' o cerchio protettivo, il cui potere si conserva a tutt'oggi in molte credenze popolari. Il tragitto della processione si snoda percorrendo tutte le contrade per quasi quattro ore e si ferma poi in località Santoianni dove le donne, con i cirii sulla testa, danzano ancora la tarantella al suono degli organetti e della banda musicale.

Il rituale della danza del falcetto, momento importante e simbolico della festività di Pedali, è mimata da uomini che, agendo come se stessero mietendo il grano, agitano le falci nel gesto della mietitura, rasano allegoricamente l'asfalto con la lama, tagliano l'erba ai bordi della strada al ritmo di tarantella in un contesto di suoni di zampogne, musiche di organetti e balli. Il significato simbolico dei singoli gesti è, al giorno d'oggi, sconosciuto alle persone, mentre in passato il loro senso costituiva patrimonio comune condiviso e inteso in maniera naturale e spontanea. Fra le molteplici interpretazioni e significati che vengono ascritti alla danza del falcetto, è interessante segnalare la tesi secondo la quale i mietitori nell'avanzare con la danza, mimando l'atto della mietitura, effettuerebbero allo stesso tempo un rituale di esorcismo delle forze negative della natura e al contempo un atto positivo di vincita rispetto ad esse attraverso la raccolta del frutto.

La danza del falcetto praticata a Pedali, come le analoghe danze armate della valle del Sinni di S. Giorgio Lucano e di Episcopia, sono danzate da soli uomini.

 

https://youtu.be/NVLJ7MKSFaE

 

https://youtu.be/BXLer8j7mW8



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