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Musica PopoIare ltaIiana

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Una musica che è vita

Su musica popolare italiana Antonio InfantinoUna vita alla scoperta del reale e delle tradizioni. In autunno ho ricevuto una chiamata per ritirare un premio. A me queste cose generalmente non piacciono. In ogni spazio di terra mi sono sempre avvicinato in punta di piedi cercando di scorgere il reale e la materialità di questo Paese. Mi avvicinai con questo spirito anche al Premio Maranola, una cosa stupenda di cui a breve vi parlerò. La zampogna provai a suonarla più volte negli anni, ma dopo ore e ore passate a soffiare, andavo in apnea, svenuto per terra. Non è una cosa semplice, è difficile suonarla, ma è ancora più difficile costruirla, pensarla e progettarla. Segue un procedimento molto complesso. Servono anni, servono le scelte giuste: è simile ad una meditazione buddista, zen. La struttura musicale di un pezzo per Zampogna è la stessa che Bach utilizzava per le sue composizioni. Questa, come altre cose, altre suggestioni, fa saltare ogni tipo di classificazione tra musica colta e musica popolare. In realtà, quando si scava in profondità, ti accorgi che ci sono livelli qualitativi enormi, differenti ma la musica resta una sola. Come sottolinea Tarpino (1756) diversa ma una. Fondamentale è l’effetto sulla nostra mente e sul nostro corpo, al di là delle classificazioni di genere.

Da sempre la mia vita è stata caratterizzata da esperimenti, da uno studio e un confronto infinito e costante alla ricerca di sonorità, frequenze sia moderne che classiche.

Io ho utilizzato nella mia carriera le frequenze delle api, sonorità uniche lì per lì lineari, ma poi piene di alterazioni, di dissonanze. La percezione ha bisogno di tilt, di spaesamenti che utilizzano uno spazio, un luogo fisico e reale che oggi le tecnologie ancora non riescono a raggiungere.

Le relazioni sono importanti e vanno comprese tutte per interpretare la complessità del movimento sonoro e materiale e immateriale. La complessità richiede competenze estetiche e interpretative, richiede coscienza. Si va sempre oltre il formalismo, oltre la convenzione.

Per rinnovare la musica popolare dobbiamo riconoscere il nostro archè (origine e principio), il nostro tessuto, la nostra storia comune.

Oggi inizia l’estate, il solstizio d’estate: è il momento più alto del sole, il momento in cui il sole raggiunge la sua altezza massima, la sua massima luminosità ed espressione.  Voglio lanciare un augurio agli amici di musica popolare italiana. L’augurio di associare l’esperienza musicale a quella umana. L’uomo e la sua vita insieme costituiscono una vera partitura, la vera partitura. Serve una forza che va al di là. La comunicazione va sempre al di là della cultura e delle strutture. La musica è energia, ipnosi, è impulso. C’è tutto!

Io ho una gioia infinita quando suono. L’augurio è questo, è quello di trasmettere gioia, di coinvolgere le piazze, le persone. L’intera piazza deve suonare con noi. I soldi servono per vivere, la musica va al di là. Siamo a servizio degli altri, a servizio del pubblico sempre. Sul palco doni qualcosa di te e costruisci l’umanità, un pezzo di umanità.

Antonio Infantino



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