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Luca Rossi: con lui la tammorra gira il mondo

Luca Rossi: con lui la tammorra gira il mondo

 

 

 

 

Luca Rossi, musicista casertano d’origine e napoletano d’adozione che ha saputo dare una nuova veste, più raffinata e sperimentale, alla musica popolare della Campania, pur restando sempre nel solco della tradizione.

A fine gennaio un concerto a Parigi con un’esibizione al Consolato italiano e un seminario dedicato ai tamburi, a febbraio dei concerti a Yerevan in Armenia, per poi ritornare a suonare a marzo in Francia nell’ambito del Festival ItaliArt di Digione, e poi a fine mese spostarsi a Berlino per un un concerto con annesso workshop per i tedeschi che vogliono imparare a suonare la tammorra.

E fra un impegno internazionale e l’altro, Luca Rossi, però, non manca agli appuntamenti con le sue radici, nel casertano a Casal di Principe nell’ambito di “Transit, autori di passaggio” e il 2 febbraio, per la festa della Candelora al Santuario di Montevergine insieme a Marcello Colasurdo, voce storica del gruppo “’E Zezi”.

Luca Rossi è instancabile in questa sua continua opera di diffusione della musica popolare campana in Italia e nel mondo, quasi una “missione” che si è scelto spinto dalla passione per il suo strumento, la tammorra.

Nel corso degli anni ha insegnato in Italia in diverse accademie musicali e tiene di continuo workshop e stage sui tamburi in speciali meeting europei, a cui spesso fanno seguito dei concerti in cui insieme alla sua inseparabile tammorra accompagna il pubblico in un racconto cantato e suonato, tra musiche di danza, antiche preghiere meridionali, serenate d’amore e tammurriate apotropaiche.

“Tammorra Solo” è lo spettacolo che Luca Rossi porta in giro per l’Italia e in Europa, un’inedita commistione sonora tra tammorra e pianoforte che parte dall’antica preghiera popolare in lingua napoletana fino a trasformarsi in una riflessione sul vivere quotidiano, in cui il ritmo e la passione raccontano la storia di un altro possibile Sud, tra presente e passato.

A 35 anni Luca è considerato uno degli esponenti di spicco del “pianeta tammorra”. Ha al suo attivo numerose collaborazioni, sia live che in sala di registrazione, con artisti del calibro di Eugenio Bennato, Enzo Avitabile, Tullio De Piscopo, Teresa de Sio, la NCCP, Marcello Colasurdo, e con importanti esponenti della musica etnica internazionale, dall’iraniano Benham Samani, ai franco tunisini “Tambours du Mediterraneè”, Kelvin Sholar, oltre che con compagnie di teatro danza.

Frutto di queste collaborazioni è stato il suo primo album da solista, uscito nel 2014, “Pulecenella Love”. Un esordio che ha riscosso successo al punto da essere candidato in quell’anno al prestigioso “Premio Tenco” come miglior album in dialetto.

E’ del 2017 il secondo lavoro discografico di Luca Rossi, intitolato “Greetings from Fireland”, di diverso genere rispetto a “Pulecenella Love” dove, messa da parte la poesia, trova spazio anche una connotazione rock per evocare il suono della protesta.

Nel disco, che lo stesso Rossi ha definito come un “canto-contro” o un “contro-canto”,  “La Terra dei fuochi” a cui allude il titolo più che un territorio ben definito è un diffuso stato d’animo che caratterizza il periodo storico attuale, fatto di muri e di populismi che avanzano in ogni parte del mondo, dall’America all’Europa.

A fine gennaio ha annunciato la prossima uscita di “Fiorigrotta”, una nuova raccolta che l’artista casertano ha voluto dedicare alla musica con cui è cresciuto, e che fra gli altri, include il brano “Vesuvio” interpretato insieme alla voce di Roberto Colella.

Nella sua produzione musicale, spicca il brano “Sole del Sud” di cui è co-autore, utilizzato dal regista Wim Wenders come colonna sonore nel suo medio-metraggio “Il volo”.







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