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Mario Brunello con il suo violoncello nella foresta degli alberi distrutti

Mario Brunello con il suo violoncello nella foresta degli alberi distrutti

 

 

 

 

In Trentino il vento a più di 140 chilometri orari ha schiantato a terra intere foreste, tra cui quella secolare di abeti rossi conosciuta come la "foresta dei violini". Con quel legno, già più di 400 anni fa, Stradivari costruiva i suoi preziosi strumenti a corda, una tradizione che oggi è a forte rischio dato che ci vorranno almeno 100 anni per vedere i figli degli alberi caduti. Per rendere omaggio alla foresta, Mario Brunello, violoncellista di fama internazionale e vincitore del premio Tchaikovsky, direttore artistico di «Suoni delle Dolomiti», ha deciso, insieme all'orchestra Villa Lobos, di suonare tra gli abeti rimasti in piedi. L'11 novembre ha suonato in val Saisera, a Paneveggio, per far pace con la natura e dialogarci, per esprimere vicinanza a quegli "alberi nobilissimi padri dei nostri archi".

«Andiamo a parlare con gli alberi – continua il violoncellista Brunello - che grazie alla risonanza del loro legno erano scelti dai liutai per fare gli strumenti che oggi vengono generalmente identificati come “Stradivari”, nome che definisce l’eccellenza di questo costruttore. E quelli che si sono continuati a fabbricare anche dopo il tramonto di quel filone d’oro tra il 1600 e il 1700». Un omaggio in forma privata, che non prevede pubblico, in linea con il rispetto che i danni subiti dal territorio richiedono.







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