Your message has been sent, you will be contacted soon
Musica PopoIare ltaIiana

Chiama

Chiudi

Il revival del liscio: una medicina per l’anima

Il revival del liscio: una medicina per l'anima

 

 

Il revival del liscio. Origini popolari, una lunga storia ma, soprattutto, l’abbraccio stretto. E non è un dettaglio, anzi: forse è la chiave per spiegare l’attuale riscoperta, dopo il lungo declino dei balli di coppia iniziato negli anni 60 per “colpa” dello shake, passando poi per la disco e arrivando a hip hop e techno. In una società di rapporti virtuali, la vicinanza fisica rappresenta un valore aggiunto.

 

 

«Questa è la musica solare/ che accende un fuoco in fondo al cuore/ se ci troviamo tutti insieme/ ci vien la voglia di cantare/ ci vien la voglia di ballare»: con La musica solare di Raoul Casadei – siamo in pieno liscio. «Noi romagnoli abbiamo l’allegria nel sangue, portiamo ventate di spensieratezza» racconta Mirko Casadei, che ha saputo rinnovare il repertorio del padre Raoul contaminandolo grazie a una serie di collaborazioni (con Goran Bregovic, Morgan, Eugenio Bennato). Fino a conquistare l’apprezzamento di un genio del jazz come Paolo Fresu. «Il segreto della longevità di un’orchestra – e noi proprio nel 2018 celebriamo il novantesimo anniversario – è la capacità di evolversi. Tutto iniziò con il mio  prozio, Secondo (la sua Romagna mia è del 1954), e proseguì con mio padre dagli anni Sessanta: è a lui che si deve la paternità della definizione “liscio”. In una serata che stava filando benissimo urlò: “E vai col liscio!”.  E il termine è rimasto. Il segreto del ritorno di interesse, oggi? La musica popolare, il folk, rigenera la testa, è una “medicina” per l’anima in un mondo globalizzato e in crisi».

Gian Piero Cicognani, faentino, autore del libro La Romagna del ballo. Fra storia tecnica e leggenda…, con la compagna di vita Anna Savini, è considerato il codificatore delle danze folk moderne della sua terra. «Tra il 1880 e il 1900 alle basi del valzer, della mazurka e della polka mitteleuropee vengono aggiunte variazioni prettamente romagnole (derivate dagli antichi balli tradizionali della regione), ma è dal 1965 al 1967 che la mia generazione mette a punto un nuovo sistema, quasi matematico. La più difficile è la polka per il ritmo, il più facile il valzer perché ha passi dolci, “gustosi”. Da soli comunque non si impara, per diventare bravi (e per “bravi” intendo possedere un tale senso di musicalità da diventare quasi un altro strumento dell’orchestra) occorrono minimo tre anni».

 







Commenta