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Musica Occitana: un fenomeno glocal internazionale

Musica Occitana: un fenomeno glocal internazionale

Musica e danza sono i generi di maggior successo fuori dai confini linguistici. L'area a cui ci riferiamo è quella che si estende tra il sud della Francia, la Val d'Aran in Catalogna e in Piemonte tra le valli di Torino e Cuneo. Esiste un repertorio tradizionale che affonda le sue radici nel Medioevo, legato soprattutto ai momenti di festa, e che si è espresso in particolare nelle danze: giga, currenta, contradança, borrea sono alcuni dei balli più antichi, a cui si sono aggiunti in epoca moderna polche, mazurche e scottish.

 

La vitalità della musica occitana si manifesta nella sua capacità di rinnovarsi e di attualizzarsi, come ogni tradizione musicale viva deve saper fare per non inaridirsi. Nelle valli occitane è attiva una ricca comunità di gruppi musicali e musicisti: il gruppo più noto è Lou Dalfin, fondato nel 1982 da Sergio Berardo, con la sua efficace contaminazione di tradizione, rock, jazz e raggae e con il suo impegno a resistere a ogni tentativo di omologazione culturale. Il successo ne ha fatto un fenomeno glocal internazionale.

Sono tuttavia molte le esperienze che si potrebbero elencare, come quella di Gai Saber, Aire de Prima, Lhi Jarris, così come non manca la canzone d’autore: un nome su tutti, quello di Masino Anghilante.
Il repertorio delle canzoni è in qualche misura condiviso da tutte le popolazioni dell’Occitania. In particolare una canzone, Se chanto, è considerata qualcosa di molto vicino a un inno nazionale, pur essendo, di fatto, una canzone d’amore.

Tra gli strumenti musicali, uno è un vero e proprio simbolo, diffuso in tutta l’Occitania: la ghironda (viola), strumento a corde azionato da manovella, ha origini nella musica popolare del Medioevo. Alla ghironda si aggiungono i suoni del violino, dell’organetto, della fisamornica semidiatonica (semiton), talvolta di antichi strumenti aerofoni a sacco, come la zampogna, o vari tipi di oboe, tutti diffusi in una vastissima area geografica dai Pirenei all’Appennino.



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