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Dalle belle città Canti di popolo dal Risorgimento alla Resistenza

Ambrogio Sparagna, l’Orchestra Popolare Italiana e il Coro Amarcanto in concerto a Ravenna per il 25 aprile. Con questo spettacolo, che si terrà al Teatro Alighieri alle ore 21, la città di Ravenna festeggia il 70° anniversario della Liberazione.

Dalle belle città

Questo concerto conclude il ciclo dedicato alla storia del canto sociale italiano che Ambrogio Sparagna ha realizzato in questi anni mediante la produzione di progetti originali dedicati , il primo, ai 150 anni dell’Unità nazionale (Oh Italia mia), e, il secondo, ai canti della Prima guerra mondiale (Le trincee del cuore).

Negli anni della Resistenza gli italiani riconobbero finalmente se stessi nell’orrore dell’occupazione  e nella fiera umanità della guerra partigiana. In quegli anni, per la prima volta nella storia italiana, si mescolarono classi sociali, storie e sensibilità, dialetti nel desiderio di costruire un Paese libero e democratico. ”Dalle belle città date al nemico fuggimmo un dì su per l’aride montagne” così racconta uno dei canti più belli di quegli anni, sottolineando la centralità dell’incontro delle masse popolari; una miccia accesa che, partendo dai centri urbani, in breve infiammò tutto il territorio nazionale. In quella stagione finalmente si formò quella coscienza nazionale tanto sospirata già a partire dalla fine del 700 con le esperienze delle repubbliche giacobine, un processo che attraversò tutto il Risorgimento, fino alla Prima guerra mondiale.

Ambrogio SparagnaDall’esperienza della guerra partigiana gli italiani impararono la disumanità della guerra, la crisi della cosiddetta modernità e la forza della pietà e della fraternità più sincera.

A settanta anni dalla Liberazione, lo spettacolo "Dalle belle città” racconta i movimenti della mente e del cuore di quegli uomini semplici che cercarono conforto alla disumanità della guerra attraverso la voce e la forza della poesia cantata.

Uno spettacolo dove trovano posto tanti dialetti, tante voci ed espressioni musicali popolari che hanno così intimamente caratterizzato la nostra storia nazionale, dai primi esempi di canto sociale, la celebre Or che innalzato è l’albero, uno dei primi esempi di canto giacobino (tanto caro a Mazzini) diffuso durante i fatti della Repubblica di Genova, al toscano Partire Partirò, brano dei coscritti napoleonici. A contrasto con lo spirito giacobino spicca un esempio di canto “sanfedista”che racconta le tragiche vicende dell’insorgenza contro i francesi.

Una parte riguarda i canti diffusi intorno agli anni dei moti rivoluzionari come O Venezia  e quelli che raccontano in tutti suoi risvolti l’epopea garibaldina. Fra questi di grande suggestione sono il racconto della morte di Ugo Bassi, il padre barnabita eroe della repubblica romana, e un canto che narra della madre in cerca del giovane figlio, Achille Cantoni, originario di Forlì, che salvò la vita a Garibaldi nella battaglia di Velletri del 1849.

Dopo una stagione intensa di celebrazioni a Garibaldi e all’Unità nazionale si diffondono soprattutto nel Meridione una serie di canti che manifestano un forte malumore popolare per il nuovo Stato. Lo spettacolo propone una ballata dedicata al brigante Carmine Crocco Donatelli, originario di Rionero in Vulture e capo popolo della rivolta nei territori della Basilicata dopo il 1860.

L’amarezza popolare provata dopo la costituzione dello Stato nazionale genera verso la fine del XIX secolo un grande esodo delle classi popolari dall’Italia. Tanti i canti che testimoniano il fenomeno dell’emigrazione verso le Americhe. Fra questi  lo spettacolo propone  uno degli esempi di stornelli toscani più graffianti, conosciuto con il titolo Italia bella mostrati gentile.

L’esperienza della vita in trincea favorì la formazione di un originale “corpus” di canti popolari caratterizzato da contenuti e modalità espressive specifiche che narrano dell’atrocità della guerra, della fierezza del corpo di appartenenza, di amori lontani, di speranze  e  di ricerca di affetto filiale.

https://youtu.be/2YDltG3gzGo

Numerose anche le canzoni ironiche e goliardiche, cantate per esorcizzare la paura della morte sempre in agguato. Montenero e Di qua di là dal Piave sono alcuni esempi di questo straordinario repertorio.

La parte monografica dedicata alla Resistenza è caratterizzata da alcuni classici del repertorio di canti partigiani (Siamo i ribelli della montagna, Fischia il vento-Il bersagliere ha cento penne, Quei briganti neri, Pietà l’è morta,La brigata Garibaldi, Bella ciao) e da alcuni “cunti” che raccontano l’arrivo degli Americani in Sicilia e il martirio dei soldati italiani a Cefalonia.

Il racconto della guerra si chiude con la forza tragicomica di una straordinaria Tammuriata nera. Lo spettacolo si conclude con la memoria di un Primo maggio drammatico di lotta raccontata nel canto siciliano Portella della Ginestra.



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