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Pierangelo Bertoli: Sera di Gallipoli

Pierangelo Bertoli: Sera di Gallipoli

 

 

Pierangelo Bertoli e Gallipoli: dagli anni Settanta alla sua morte, avvenuta il 7 ottobre 2002, i suoi pezzi d’autore hanno abbracciato vari generi, dalla musica popolare e/o dialettale al rock. Qualcuno ha paragonato i suoi canti (seppur talvolta con la presenza anomala di un sintetizzatore), ai cori contadini di denuncia politica e sociale.

Uno di questi componimenti è proprio “Sera di Gallipoli”, facente parte dell’album “Eppure soffia” pubblicato nel 1976. Si tratta della prima raccolta destinata al grande pubblico, pubblicata con l’etichetta della CGD, a seguito di un contratto procurato a Bertoli dalla collega Caterina Caselli, sposata con il titolare dell’importante casa discografica.

Uno spaccato melodico e poetico della vita gallipolina di quegli anni, diversa per tanti aspetti da quella odierna, sperimentata personalmente dallo stesso Bertoli nel corso di un intenso e lungo soggiorno estivo. A musicare il brano ci pensò il poliedrico Alfonso Borghi, mentre del testo si occupò Mauro Degola che, a titolo di cronaca, aveva svolto il servizio militare proprio nella capitaneria di porto di Gallipoli; da qui, sicuramente, l’ispirazione per questa nostalgica poesia in musica, con protagonisti i pescatori e la gente comune della nostra città di mare.

Nella postuma compilation-tributo del 2005 “… A Pierangelo Bertoli”, la canzone “Sera di Gallipoli” venne reinterpretata, questa volta, da un altro grande della musica: Bruno Lauzi. Sempre a proposito di Gallipoli, sulle pagine di Piazzasalento della scorsa estate, con il supporto del pianista-compositore Enrico Tricarico, è stato scritto di come questa meravigliosa città sia potuta essere persino la musa ispiratrice dei “Beirut” e del loro leader Zach Condon, un gruppo americano originario del New Mexico, che alla nostra città marinara ha dedicato il nome di un brano musicale e di un’intera raccolta, con un tour omonimo che per diversi mesi ha girato il pianeta, fondendo un genere abbastanza particolare con i fiati e percussioni delle bande salentine.

Se è vero che, ancora oggi, questo genere di intitolazioni per la normativa toponomastica non è ancora del tutto semplice e convenzionale, dato il tortuoso iter burocratico da intraprendere, è altrettanto vero che, oramai, in tutta Italia sono tante le Amministrazioni comunali che hanno dedicato vie, piazze – se non tratti di lungomare – a cantanti e musicisti scomparsi (salvo rare eccezioni) da oltre dieci anni.

Numerosi, persino i comuni salentini (Lecce compresa) che hanno dedicato il nome di una via a questo genere di artisti, principalmente a Fabrizio De André e a Luigi Tenco. Quale migliore località dunque, se non Gallipoli, per esprimere un “Grazie di cuore!” al caro Pierangelo Bertoli?







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