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A Matera un’imponente opera sonora in movimento: 250 musicisti popolari per Urla

A Matera un'imponente opera sonora in movimento: 250 musicisti popolari per Urla

Dalle ricerche sulle tradizioni musicali di Nicola Scaldaferri, un’imponente opera sonora in movimento con oltre 250 musicisti popolari, tra maschere rituali e azioni teatrali

 

Yuval Avital non è certamente nuovo a opere di grande complessità in cui la dimensione sonora e artistica si presenta connessa a implicazioni interdisciplinari e transculturali. Alla base diURLA, la sua ultima opera, vi è anche una profonda conoscenza dei fenomeni musicali della Basilicata maturata nel rapporto con Nicola Scaldaferri, etnomusicologo dell’università di Milano, autore di studi magistrali sulle musiche di tradizione orale della Basilicata tra i quali Nel paese dei cupa cupaedito da Squilibri, che per molti versi ha riscritto il quadro complessivo della produzione musicale popolare in regione, correggendo non poche convenzioni e demolendo molti luoghi comuni: un’immersione nei suoni e nelle musiche che realmente cadenzano la vita di diverse comunità locali che ora rivivono, in una dimensione di grande spettacolarità, nella rivisitazione che ne ha fatto il regista e compositore israeliano.

Gran parte dei monumenti sonori, individuati nel corso delle ricerche di Scaldaferri, si ritrovano ora a punteggiare il flusso sonoro di URLA, dalle squadre di campanacci alle zampogne, dai cupa cupa ai canti “urlati” fino alla polifonia arbëreshë, nel contesto di grande suggestione dei Sassi di Matera che costituiscono a loro volta un parametro compositivo, sollecitando lo spettatore/ascoltatore a ritagliarsi un suo ruolo attivo di fruizione, scegliendo liberamente il proprio percorso all’interno della città e dell’opera, interagendo con i performers o fermandosi alle postazioni fisse secondo un percorso che è  dunque unico e strettamente personale.

URLA, un progetto promosso da Multietnica ed altri partner nell’ambito dell’Open Sound Festival di Matera 2019 Capitale della Cultura, prevede quattro cortei paralleli che, seguendo tragitti rigorosamente stabiliti, sono composti da performer provenienti da autentici contesti rituali e sonori della Basilicata, per i quali sono però previste specifiche azioni che ne reinventano i ruoli, rifunzionalizzandoli in un nuovo quadro creativo. Nel loro percorso intersecano stazioni sonore composte da chitarre elettriche, bassi elettrici, batterie, cupa cupa amplificati e piccole postazioni di amplificatori itineranti, dando luogo ad azioni sonore collettive. Il corteo principale comprende le maschere del carnevale di Tricarico, una squadra di campanacci di S. Mauro Forte, il complesso della Bassa musica del Maggio di Accettura, la più imponente festa arborea lucana, una squadra di percussionisti con il tipico tamburo a cornice che accompagna le musiche da danza lucane, le bande musicali di Tito e Pietragalla, con la classica formazione in legni, ottoni e percussioni, in omaggio alla tradizione bandistica e, infine, due file di Rumiti, ossia gli uomini travestiti da albero del carnevale di Satriano di Lucania, con costumi realizzati da foglie e edere. All’imponente corteo principale, si aggiungono altri tre cortei più piccoli, ognuno dei quali composto da un gruppo omogeneo di performer, ossia una squadra di 15 zampogne a chiave, il principale strumento folklorico lucano, un gruppo di giovanissime voci femminili di S. Costantino Albanese, interpreti della tradizione del canto polifonico arbëreshë, e, infine, l’ultimo corteo comprende un gruppo di voci maschili di Accettura, specializzati nel canto a zampogna, con il tipico stile urlato caratterizzato da una grande potenza sonora.

A movimentare ulteriormente la scena intervengono gruppi di disturbatori che interferiscono con il corteo e il pubblico: le maschere dell’Urs (l’orso), vestito di pelli e controllato da un ‘pastore’, accompagnate da un gruppo di organetti intenti ad esplorare nuove possibilità sonore offerte soprattutto dal mantice; le maschere dei Cucibocca di Montescaglioso con la lanterna alla luce della quale si muovono nella notte dell’Epifania; le campanacce, ossia una squadra femminile con i campanacci di S. Mauro Forte, e infine un gruppo di spettatori che, muniti dei fischietti di terracotta in uso a Matera, saluterà con i loro fischi il corteo principale.

Una grandiosa ed emozionate kermesse artistica del tutto originale, per quanto nutrita di elementi essenziali della tradizione lucana







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